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Tanzania, la polizia spara sui manifestanti. Paura per il 9 dicembre

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Paura e sconcerto nella comunità internazionale per la situazione in Tanzania. Samia Suluhu Hassan è stata eletta presidente con il 98% dei voti il 29 di ottobre, dopo avere eliminato ogni concorrente credibile dalla competizione elettorale. Il principale leader del partito di opposizione, Tundu Lissu, è in custodia da aprile, accusato di tradimento.

Samia presidente della Tanzania

Ha vinto facile, ma poi le manifestazioni contro la confermata capo dello stato e il suo governo, si sono succedute prima ancora della proclamazione. Le proteste sono state definite ‘antipatriottiche’ dal governo, che ha imposto blackout digitali e restrizioni sui social media per limitare la diffusione di informazioni. Quando la connettività internet è stata parzialmente ripristinata, la polizia ha vietato la condivisione di foto e video ‘che causassero panico’.

Gli scontri tra chi protestava e le forze dell’ordine sono state violente causando centinaia di morti. La polizia della Tanzania, in particolare, è stata accusata dall’opposizione e dai gruppi di attivisti per i diritti umani di aver represso brutalmente ogni critica e ucciso programmaticamente chi scendeva in piazza e per strada contro Samia.

Colpiti anche gli attivisti di Kenya e Uganda

Le manifestazioni hanno coinvolto anche attivisti provenienti dal Kenya e dall’Uganda. Molti giovani hanno cercato di attraversare il confine per sostenere i manifestanti tanzaniani, ma sono stati colpiti dalla polizia. Si registrano almeno due morti tra i cittadini kenioti durante gli scontri alla frontiera di Namanga.  E poi sono stati tanti gli arresti e le violenze in carcere.

 Alcuni attivisti di spicco, come il keniota Boniface Mwangi e l’ugandese Agather Atuhaire, sono stati arrestati in Tanzania mentre cercavano di supportare l’opposizione. Dopo la liberazione, hanno denunciato torture e abusi subiti in carcere, accuse che il governo tanzaniano nega. Il Kenya ha chiesto ufficialmente alla Tanzania di garantire la sicurezza dei suoi cittadini e sta affrontando la questione attraverso canali diplomatici.

La commissione di Samia

Pressata dalla comunità internazionale e africana, la settimana scorsa Hassan aveva annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli omicidi, ma l’opposizione ne ha messo in dubbio l’attendibilità e indetto una manifestazione pacifica per il 9 dicembre, in concomitanza con il giorno dell’indipendenza della Tanzania.

La Polizia ha però ora messo in guardia gli attivisti. Ogni scoppio di violenza potrebbe avere “conseguenze economiche, sociali e di sicurezza” per tutti i tanzaniani. Le forze dell’ordine – in pratica – lasciano intendere che continueranno a seguire la linea dura tracciata per contrastare le manifestazioni post elettorali.

La CNN ha raccontato con una inchiesta molto approfondita come i poliziotti sparassero per uccidere contro i manifestanti. Documentate – con foto e video – le centinaia di vittime che il governo ha faticato a seppellire. Fosse comuni sarebbero state predisposte nel cimitero di Kondo, a nord di Dar es Salaam, la principale città del paese dell’Africa orientale.

“La repressione dei manifestanti – commenta pure CNN – ha rovinato la reputazione della Tanzania come democrazia stabile che attrae milioni di turisti ogni anno”.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, basandosi su informazioni provenienti da diverse fonti nel Paese, ha ipotizzato che centinaia di manifestanti e altri civili siano stati uccisi, mentre un numero imprecisato di persone sono state ferite o arrestate.

La storia del paese

l Giorno dell’Indipendenza della Tanzania viene celebrato ogni anno il 9 dicembre, per ricordare la liberazione dal dominio coloniale britannico avvenuta nel 1961, quando l’ex territorio del Tanganica ottenne la sovranità.

La Tanzania era inizialmente parte della colonia tedesca dell’Africa Orientale, poi passata sotto amministrazione britannica dopo la Prima Guerra Mondiale. Il movimento per l’indipendenza iniziò nel 1954 con la fondazione del Tanganyika African National Union (TANU), guidato da Julius Nyerere, ispirato alla lotta non violenta di Gandhi. Il 9 dicembre 1961, Tanganyika divenne indipendente con Nyerere come primo Primo Ministro; nel 1962 adottò la costituzione repubblicana e Nyerere divenne Presidente. Nel 1964, Tanganyika si unì a Zanzibar (indipendente dal 1963) formando la Repubblica Unita di Tanzania.

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