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Successioni, lasciti, patrimoni senza eredi. Utili per sempre

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Successioni e lasciti sono un tema sociale ed economico. L’Italia sta vivendo un cambiamento demografico profondo: invecchiamento marcato della popolazione, calo della natalità, riduzione del numero di famiglie con figli e crescita dei nuclei monocomponente. Questo contesto rende sempre più frequente la presenza di persone senza eredi diretti o senza parenti prossimi che possano subentrare nella successione.
Una parte crescente del patrimonio italiano potrebbe, in prospettiva specialmente, diventare oggetto di lasciti non programmati o addirittura essere assorbito dallo Stato come eredità vacante.

Uno studio della Fondazione Cariplo (l’ultima edizione prodotta è del 2024) individua in questa dinamica un tema sociale, economico e filantropico di grande rilevanza, capace di incidere in modo significativo sul futuro del Terzo Settore e sulla capacità delle comunità locali di rispondere ai propri bisogni. Capitale e impegno costruiti su un territorio, potrebbero infatti vedere diluita questa identità e ancoraggio.

Le dimensioni del fenomeno

Secondo gli esiti della terza edizione dello studio di Fondazione Cariplo, 20,8 miliardi di euro nel 2030 e 88,1 miliardi di euro in prospettiva 2040, costituiscono la massa patrimoniale che potenzialmente rimarrà senza eredi diretti in Italia.

Una montagna di risorse che potrebbe quindi essere trasferita a soggetti terzi, in mancanza di parenti entro il sesto grado o di un testamento.
Questi valori rappresentano ricchezze accumulate da persone senza discendenti diretti e spesso senza collaterali prossimi.

Queste cifre sono particolarmente rilevanti se confrontate con la crescita della ricchezza privata in Italia: una quota importante rischia di rimanere ‘orfana’ e quindi essere gestita non secondo la volontà del soggetto, ma secondo gli automatismi della legge successoria.

Pochi fanno testamento

Il report sottolinea come la propensione a fare testamento nel nostro Paese sia ancora molto bassa. Solo il 12% circa degli italiani redige un testamento (percentuale confermata anche da altri studi). Questa scarsità di pianificazione successoria ha implicazioni profonde. Molti patrimoni senza eredi vengono considerati ‘vacanti’ e quindi assorbibili dallo Stato. Le possibilità di destinare volontariamente patrimoni al Terzo Settore rimangono drasticamente limitate. Le comunità perdono risorse potenzialmente preziose.

Il report considera l’assenza di testamento una delle principali barriere che impediscono al potenziale filantropico degli italiani di esprimersi pienamente. Se le cifre prospettate, almeno in buona parte, finissero alle associazioni benefiche, questo avrebbe certamente un aspetto trasformativo del settore filantropico nazionale.

Secondo Fondazione Cariplo sarebbero strutturali anche gli effetti di una trasformazione più realistica dello scenario. Se cioè le persone senza eredi destinassero il 50% del patrimonio disponibile al Terzo Settore e le famiglie con eredi destinassero il 5% del patrimonio disponibile.

Si produrrebbe così un afflusso di risorse di 8,4 miliardi al 2030 e di 35,7 al 2040. In un contesto in cui il welfare statale si riduce, le organizzazioni non profit rappresentano un’infrastruttura fondamentale nella società italiana: senza di esse verrebbero a mancare servizi essenziali per persone e comunità.

In questo contesto la crescita dei lasciti solidali è un obiettivo strategico: i lasciti sono definiti un “pilastro fondamentale” di sostenibilità economica.

Il report insiste sul concetto che la filantropia non può essere lasciata all’improvvisazione: va costruita tramite relazioni di fiducia, trasparenza, presenza territoriale.

Il tema critico non è che la destinazione statale sia da ritenere in assoluto penalizzante. Ma certamente quello che si viene a creare è una distanza tra la produzione della ricchezza e il territorio, senza la continuità e la sintonia con le cause che sarebbero state nelle corde di chi lascia senza destinazione la propria eredità. 

In questo contesto il lascito testamentario è uno strumento che coinvolge attivamente il donatore quando ancora in vita, ancora poco conosciuto oltre che utilizzato. E che può essere considerato anche in presenza di eredi e a prescindere dalla quota del patrimonio devoluta.

Successioni: i lasciti solidali parlano di futuro

Un nuovo capitolo

Per una persona dotata di un ingente patrimonio e priva di eredi diretti, la scelta di destinare le proprie risorse alla beneficenza rappresenta non solo un atto di generosità, ma anche una decisione profondamente strategica e ricca di significato.

In primo luogo, effettuare questa scelta già in vita consente di instaurare un rapporto di fiducia autentico e crescente con l’ente o la fondazione destinataria.

 La filantropia non è soltanto un trasferimento di capitale: è un percorso condiviso, nel quale la visione del donatore può prendere forma concretamente, con la possibilità di verificare progetti, risultati e impatto sociale.

Uno dei laboratori di Alice for Children

Donare in vita permette inoltre di mantenere un ruolo attivo nella definizione delle priorità, di contribuire con esperienza e relazioni, di vedere crescere iniziative che incarnano le proprie passioni o sensibilità particolari. E questo che si tratti di arte e cultura, ricerca scientifica, tutela ambientale, supporto a categorie fragili o allo sviluppo di una comunità specifica. Questa partecipazione diretta trasforma un gesto di generosità in un vero e proprio investimento di senso.

Per chi non ha eredi, la filantropia diventa anche un modo per proiettare nel futuro il proprio nome, i propri valori e ciò in cui ha creduto durante la vita. È una forma di continuità morale: le risorse accumulate possono continuare a generare cambiamento, creare opportunità e offrire supporto anche quando la presenza fisica non sarà più possibile. In questo senso, il patrimonio smette di essere una semplice somma di denaro per diventare un’eredità sociale.

Infine, c’è un valore intimamente umano: il desiderio di rimanere utili per sempre. Scegliere la via della beneficenza consente di lasciare un’impronta concreta e duratura, di contribuire alla costruzione di un mondo migliore e di sapere che la propria vita ha generato un bene più ampio, tangibile e misurabile.

Donare non è soltanto un atto finale: può essere l’inizio di un nuovo capitolo, fatto di relazioni, di impatto positivo e di un’eredità che continua a vivere nel tempo.

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