Climate change e aria in primo piano e per motivi non positivi in Kenya. Il 2025 è stato per il Paese un anno emblematico, contrassegnato da anomalie termiche, eventi estremi e, soprattutto, da una crisi crescente della qualità dell’aria a Nairobi. Il 2026 è partito alla stessa maniera, con l’alternarsi – nelle varie zone del Paese – di anormali fasi di siccità e precipitazioni torrenziali.

All’inizio di marzo, prima dell’avvio della stagione delle piogge, Nairobi ed altre città sono state colpite dall’alluvione che ha fatto molte decine di vittime. Su questo disagio da climate change, ma anche su altri fenomeni e problemi è appena uscito un documento ufficiale.
Lo “State of the Climate Report Kenya 2025” pubblicato dal Kenya Meteorological Department (KMD) fornisce un quadro completo delle condizioni meteorologiche nazionali, evidenziando come il cambiamento climatico stia ampliando vulnerabilità già profonde nel territorio.

Un clima che cambia: temperature e precipitazioni nel 2025
Secondo il rapporto KMD, il 2025 ha registrato anomalie positive di temperatura su scala nazionale, con incrementi mensili rispetto alla media 1991–2020. Questi aumenti hanno accentuato fenomeni di siccità in alcune regioni e amplificato il rischio di eventi estremi come alluvioni improvvise in altre. Il documento rileva inoltre una maggiore variabilità delle precipitazioni e una crescente frequenza di eventi intensi legati all’ITCZ. L’Intertropical Convergence Zone, è una fascia quasi continua che circonda la Terra vicino all’equatore, dove convergono gli alisei dell’emisfero nord e dell’emisfero sud, il motore delle piogge equatoriali). Altra variabile sono le oscillazioni ENSO (El Nino southern oscillation), una delle più importanti oscillazioni climatiche ‘strutturali’ del pianeta.
La persistenza di condizioni climatiche estreme ha inciso sensibilmente su agricoltura, gestione idrica e salute pubblica. Le regioni aride e semi-aride del Kenya hanno vissuto un deterioramento delle risorse idriche, mentre aree agricole ad alta produttività hanno dovuto affrontare volatilità pluviometrica e stress termico.
La qualità dell’aria in Kenya: il caso critico di Nairobi
All’interno dello stesso rapporto climatico nazionale, un capitolo specifico analizza la qualità dell’aria a Nairobi, confermando un peggioramento significativo, dovuto all’espansione urbana, al traffico veicolare e alla gestione inadeguata dei rifiuti. Questa analisi trova forte riscontro anche nelle ricerche indipendenti pubblicate nel 2025, che descrivono Nairobi come una città immersa in una crescente emergenza sanitaria. Un’indagine di Big3Africa.org del dicembre 2025 definisce l’aria respirata da molti abitanti come una “poison slow-acting”, un veleno a lento rilascio. Lo studio riporta che le concentrazioni di PM2.5 superano costantemente gli standard OMS, con livelli domestici nelle baraccopoli fino a 43 volte il limite OMS.

La discarica, che riceve oltre 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno, brucia costantemente, rilasciando un mix di sostanze tossiche che grava sui quartieri circostanti. Questo fenomeno è anche riconosciuto nei dati IQAir del 13 agosto 2025, che indicano Dandora tra i principali contributori di episodi di inquinamento estremo a Nairobi.
In soli cinque anni, i casi respiratori registrati nelle cliniche della capitale sono triplicati, con un aumento del 25% dei tumori polmonari.
Di fronte a questa emergenza, nel 2025 il governo locale ha lanciato misure decisive: la creazione della prima rete pubblica di 50 sensori cittadini, un’azione parte del nuovo Air Quality Action Plan 2025–2029.
Questa infrastruttura fornisce dati in tempo reale e permette interventi più mirati: un passo essenziale verso un modello urbano più sostenibile, anche se ancora insufficiente a compensare l’enorme pressione esercitata dall’espansione urbana e dalla gestione inadeguata dei rifiuti.









