Tempo di dichiarazione dei redditi ma anche di 5 per 1000. Con l’apertura del 730 precompilato entra ufficialmente nel vivo anche uno dei pochi momenti in cui ogni contribuente può trasformare una semplice firma in una scelta precisa.
Non una spesa in più. Non una donazione aggiuntiva. Ma una decisione consapevole su dove destinare una piccola parte delle proprie tasse.
Ogni anno milioni di italiani compilano la dichiarazione dei redditi quasi automaticamente, senza soffermarsi davvero su una delle caselle più importanti: quella del 5×1000. Eppure è proprio lì che si decide quali progetti, quali realtà e quali idee di futuro meritano di essere sostenute.
Quest’anno, tra l’altro, arriva anche una novità significativa: il fondo destinato al 5×1000 è stato aumentato, passando da 525 a 610 milioni di euro. Un segnale importante che prova a ridurre il divario emerso negli ultimi anni tra le firme espresse dai contribuenti e le risorse realmente distribuite agli Enti del Terzo Settore.

Per noi di Alice for Children, il 5×1000 significa poter continuare a costruire opportunità concrete. Dal 2006 accompagniamo migliaia di bambini e bambine delle baraccopoli di Nairobi e della zona rurale Masai di Rombo lungo un percorso che parte dall’infanzia e arriva fino al lavoro. ‘From Slum To Job’ dice la nostra filosofia d’azione, il nostro motto. Non ci occupiamo soltanto di assistenza: lavoriamo perché ogni bambino possa costruire il proprio futuro con dignità, strumenti e possibilità reali.
Ed è proprio in questo contesto che la nostra direttrice generale, Valentina Cislacchi, ha deciso di scrivere una lettera aperta ai donatori, ai sostenitori e agli amici di Alice for Children. Una riflessione sincera su cosa significhi oggi chiedere attenzione in un tempo in cui tutti comunicano, tutti chiedono, tutti cercano spazio. Anche perché, come racconta il recente Osservatorio Donare 3.0, per molte persone che desiderano fare del bene sta diventando sempre più difficile riuscire a fare “qualcosa in più”.
Il messaggio di Valentina ricorda però che esiste ancora un gesto semplice, accessibile e concreto per aiutare chi ogni giorno lavora sul campo: una firma per il 5×1000.

Il messaggio di Valentina: basta un firma, non dimenticatelo
“Carissimi, per molte organizzazioni il 5×1000 è iniziato già da settimane. Spot in tv, radio, cartelloni, social, volantini, testimonial, ospedali, scuole, comuni, associazioni sportive, enti di ricerca. Tutti che chiedono una firma. E sai una cosa? Dal punto di vista di chi lavora ogni giorno nel Terzo Settore, è una situazione a volte quasi paradossale. Perché il 5×1000 è probabilmente una delle cose più semplici da spiegare… e più difficili da ottenere.
In teoria è facilissimo: non costa nulla, basta una firma, puoi aiutare l’associazione che senti più vicina. Sembra semplice, ma non lo è. Poi entra in scena la realtà. La dichiarazione dei redditi è un tema tecnico, complicato, spesso respingente.
Quando arriva quel momento, probabilmente pensi soprattutto a non sbagliare, capire quanto devi pagare, ottenere un rimborso, consegnare tutto in tempo. Ed è normale delegare tutto al commercialista o al CAF. Il problema è che, in mezzo a moduli, calcoli, credenziali SPID, precompilate e scadenze, il 5×1000 rischia di diventare un dettaglio invisibile.
Talmente invisibile che ancora oggi tantissimi contribuenti non sanno che esiste, è gratuito, non sostituisce l’8×1000 e senza il codice fiscale la firma non basta (CF 9745248015).
Eppure, il 5×1000, per organizzazioni come Alice for Children, è una risorsa importantissima.
Per questo ogni anno ci troviamo a ricordare per mesi un gesto semplice solo in apparenza, ma che nella realtà è molto meno automatico di quanto sembri. Ed è qui che emerge un’altra difficoltà. La “campagna” del 5×1000 dura praticamente cinque mesi. Da maggio a settembre.
Cinque mesi nei quali noi non sappiamo quando farai la dichiarazione, se l’hai già fatta, se la farai domani, se hai già firmato per noi da settimane. E quindi succede qualcosa di curioso. Noi continuiamo a ricordarlo.
Anche perché, tra le tante particolarità di questo strumento, c’è il fatto che le organizzazioni non vengono informate su chi abbia scelto di destinare loro il 5×1000. E tu — magari giustamente — potresti pensare: “Tranquilli, firmo per voi tutti gli anni.” Che a volte significa, più semplicemente:
“Potete stare sereni… non serve ricordarmelo così spesso.”

E ti capiamo. Davvero. Anche perché il rischio, per chi comunica nel non profit, è quello di diventare rumore di fondo. L’ennesima voce che chiede attenzione.
Soprattutto in un periodo in cui tutti chiedono il 5×1000: grandi organizzazioni, ospedali, scuole, comuni, associazioni di quartiere, enti enormi che investono milioni in pubblicità. Per realtà più piccole come la nostra è difficile raggiungere nuove persone. E spesso ci ritroviamo a parlare soprattutto ai donatori storici. A persone come te. Persone che magari hanno già deciso da tempo. Che ci seguono da anni. Che forse, leggendo questa mail, stanno sorridendo pensando:
“Anche quest’anno eccoci qua.”
Sì. Anche quest’anno eccoci qua. Perché quella firma apparentemente banale, in realtà, per noi non è banale affatto. Dentro quella firma ci sono scuole nelle aree più disagiate delle baraccopoli di Nairobi, un orfanotrofio che accoglie e protegge vite spezzate, cibo e cure mediche essenziali, protezione per le bambine delle baraccopoli, tanti progetti di sviluppo e rinascita a Nairobi e nell’area rurale di Rombo.
E comunque sì: anche quest’anno ti chiederemo quella firma.
Con gentilezza. Ma continueremo a chiedertela”
Valentina









