In Germania ha vinto Friedrich Merz, capo della CDU. E con ogni probabilità sarà cancelliere di un governo rosso-nero – con CDU e SPD – che dovrebbe formarsi già prima di Pasqua. All’interno dell’esecutivo, dice il risultato del voto, sarà il democristiano stavolta a imporre la linea, potendo scegliere anche di fare a meno dei Verdi, non replicando del tutto così le componenti e la linea della ‘coalizione Kenya’ (dal colore della bandiera di Nairobi), prima al comando nel Paese, puntando sua una più agile ‘Grosse Koalition’ rossobruna.
Il nuovo orientamento di Merz e il Kenya
Da Merz, cioè, è lecito aspettarsi – come del resto annunciato in campagna elettorale – un atteggiamento meno severo sulla transizione green dell’automotive e del sistema industriale (tedesco ed europeo. Ma anche un atteggiamento più attento – sulla scorta delle spinte della destra, che ha avuto un buon successo alle elezioni con l’AFD – ai fenomeni di immigrazione.

L’esito delle elezioni in Germania, così, era un test importante anche per il Kenya, in senso quasi diretto. La precedente coalizione a guida socialdemocratica, a guida di Olaf Scholz, infatti, a settembre dello scorso anno aveva siglato un importante accordo strategico con il governo keniota di William Ruto.
L’accordo ha diverse implicazioni significative per entrambi i paesi. La Germania ha firmato un patto con il Kenya per attirare specialisti IT e colmare in genere una marcata carenza di manodopera specializzata. Questo accordo permette ai giovani lavoratori kenioti già un minimo formati di andare in Germania per formarsi ulteriormente e lavorare.
Chi vuole partire per la Germania, in pratica, viene prima preparato, con una formazione di base garantita dai corsi istituiti appositamente dal National Youth Service (NYS) del Kenya, e in grado di fornire competenze riconosciute e approvate dalle autorità tedesche.

L’accordo è inteso come una relazione win-win tra i due Paesi. Con i giovani keniani che lavorano all’estero che acquisiscono competenze e reddito, una parte del quale viene rimandata in patria, dando una spinta all’economia nazionale. Il presidente keniano aveva ipotizzato – smentito però in parte dai tedeschi – che l’intesa avrebbe potuto creare 250.000 nuove opportunità di lavoro per i giovani africani.

L’accordo con Ruto, comunque, si inserisce nel quadro di una strategia più ampia del governo tedesco, che ha già firmato trattati simili con l’India e la Georgia e sta negoziando con altre nazioni come la Moldavia, il Kirghizistan e le Filippine.
Secondo Olaf Scholz, che ora sarà socio di minoranza dell’esecutivo in via di messa a punto, la Germania deve mantenere la sua apertura al mondo per continuare a prosperare. Meno flessibile era parso, almeno in fase elettorale, Merz, che però ad esito favorevole incassato, è sembrato più pragmatico e aperto. Merz non si è direttamente espresso riguardo all’accordo tra Kenya e Germania, ma ha ribadito la necessità che la Germania accolga immigrati e mano d’opera qualificata in grado di far ritornare vivace l’economia del Paese.
Questa sorta di marcia indietro ha provocato immediate reazioni tra gli avversari politici.

Alice Weidel, leader del partito tedesco anti-immigrazione, l’AfD, ha commentato su X: “Fin dal primo giorno, Merz getta a mare tutte le sue promesse elettorali, non vuole più chiudere le frontiere […] Questa è politica contro la volontà degli elettori! “.
Vale la pena ricordare che il partito conservatore Unione Cristiano-Democratica (CDU) si è aggiudicato la vittoria con il 28,5% dei voti alle elezioni, ma con l’AFD in clamorosa crescita fino al 20,8% dei voti, sia pure con una altissima concentrazione del voto nell’ex Germania Est. Il Partito socialdemocratico (SPD) è calato drasticamente fino al 16,7% dei voti, mentre i Verdi hanno tenuto tutto sommato botta con l’11,6% dei voti. Ma è con le istanze della Weidel che Merz dovrà comunque confrontarsi.









