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Genitori a distanza in viaggio dentro il cuore dei progetti

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Genitori a distanza in viaggio. Sono arrivati a Nairobi il 27 maggio. Il tempo di atterrare, di attraversare la città, di entrare nel ritmo di un luogo e poter afferrare un momento che per molti era atteso da tempo.

Già dalla mattina successiva, il viaggio dei ‘GD’ di Alice for Children è entrato nel vivo con due esperienze fortissime, molto diverse tra loro, ma entrambe capaci di raccontare il senso profondo del nostro lavoro in Kenya. Una esperienza fatta in nove, guidati in loco dalle nostre Chiara (coordinatrice del programma di sostegno a distanza in Italia) e Sara (coordinatrice del programma volontariato e del programma sostegno a distanza in Kenya) in una serie di appuntamenti densi di significato.

La prima tappa del viaggio è stata la discarica di Dandora

Ogni volta è diverso. E ogni volta Dandora lascia dentro qualcosa che non se ne va via subito. È un luogo enorme, duro, quasi irreale, dove il fumo, l’odore, il rumore, la polvere e la presenza delle persone che vi lavorano senza tregua raccontano una storia più forte di qualunque parola.

Il nostro amico Barbascura X l’ha descritta con il suo sguardo diretto, senza filtri: un posto che ti spiazza, ti scuote, ti costringe a guardare la realtà in faccia.

Per chi sostiene un bambino o una bambina a distanza, passare da lì significa capire davvero da dove parte il nostro lavoro. Significa vedere il mondo infernale in cui molti dei nostri bambini crescono, le difficoltà che affrontano ogni giorno, ma anche la ragione per cui la scuola, la protezione, il cibo, la salute e la presenza di adulti affidabili possono cambiare una traiettoria di vita.

Dandora è una premessa necessaria. Per dare un significato concreto alla parola “opportunità”. Per ricordare che ogni progetto nasce da una realtà complessa, e che proprio lì deve tornare, ogni giorno, con risposte concrete.

Dopo la visita alla discarica, il gruppo ha raggiunto la scuola di Claires, dove l’impatto è stato completamente diverso, ma altrettanto potente. Ad accoglierli c’erano il preside e la vicepreside, gli insegnanti e soprattutto un fiume di bambini e bambine, con canti, balli, sorrisi, mani che salutavano, voci che riempivano il cortile.

Un’energia straripante

È stato il primo vero incontro con l’energia delle nostre scuole: una vitalità contagiosa, fatta di entusiasmo, confusione, curiosità, abbracci, piccoli sguardi timidi e grandi dimostrazioni di affetto.

E proprio in quella giornata, il 28 maggio, i genitori a distanza hanno potuto assistere anche alle celebrazioni del Menstrual Hygiene Day, vissute contemporaneamente nelle scuole di Claires e Grapesyard.

Il Menstrual Hygiene Day è una giornata la cui importanza è sentita con grande intensità dalle nostre ragazze, ma non solo. Nelle baraccopoli di Nairobi, parlare di igiene mestruale significa coinvolgere anche i bambini, le famiglie, gli insegnanti e l’intera comunità. Perché il ciclo non riguarda solo la salute: riguarda la scuola, la dignità, la libertà di movimento, la possibilità per una ragazza di crescere senza vergogna e senza esclusione.

Per questo le marce, le testimonianze, i cartelli, i canti e i momenti di confronto non sono semplici ripetizioni di un rito. Sono un passo collettivo verso una comunità più consapevole, più attenta, più giusta. Una comunità in cui anche un tema spesso nascosto o trattato con imbarazzo può diventare occasione di educazione, rispetto e cambiamento.

La sera, all’Alice Village, il primo giorno si è chiuso in modo semplice e prezioso: con i giochi, la cena, la relazione con i bambini. Per costruire piano piano confidenza, per trasformare l’emozione in presenza.

La cura

La seconda giornata è partita da Korogocho, nella scuola di Grapesyard. Anche qui l’accoglienza è stata fatta di canti, balli e sorrisi. Il gruppo ha visitato gli spazi della scuola, ha incontrato insegnanti e bambini, ha visto da vicino il lavoro quotidiano che rende Grapesyard un punto di riferimento educativo e sociale per tante famiglie dello slum.

Uno dei momenti più significativi è stato il passaggio al Baby Care. Qui la cura ha il volto delle routine quotidiane: il cibo, l’igiene, il riposo, la protezione, l’attenzione a ogni bambino. È uno dei luoghi in cui si comprende meglio quanto il nostro intervento inizi presto, molto prima dei banchi di scuola, e quanto possa essere decisivo per sostenere anche le madri e le famiglie.

Dopo il pranzo a scuola, il gruppo ha raggiunto a piedi Maranatha, uno dei ‘quartieri’ più difficili di questa area. Un altro spostamento, un’altra scuola, un’altra accoglienza. Ancora canti, ancora balli. Ancora bambini felici di mostrare il proprio spazio, la propria classe, il proprio mondo.

E proprio a Maranatha, per due genitori a distanza, il viaggio ha iniziato ad assumere un significato ancora più personale: hanno incontrato i bambini che sostengono. Prima a scuola, poi nelle loro case, insieme alle loro famiglie.

Momenti da vivere

È difficile raccontare cosa accade in quei momenti. Entrare nelle case dei bambini sostenuti significa anche incontrare le famiglie, vedere dove crescono, ascoltare le loro parole, riconoscere la dignità con cui affrontano difficoltà enormi. Significa capire come il sostegno a distanza possa colmare una distanza e riempiere un vuoto.

Il terzo giorno è iniziato con la visita alla scuola di Wangu, nella baraccopoli di Dandora. Anche se era sabato, la scuola era aperta appositamente per accogliere i bambini. Per molti di loro, infatti, quello è il luogo più sicuro e sereno in cui stare: uno spazio dove giocare, incontrarsi, ma anche recuperare lezioni, ripassare, ricevere supporto.

Da lì – stavolta per tutti i nostri amici e sostenitori – è iniziato il momento più intenso del viaggio: gli incontri tra i genitori a distanza e i bambini sostenuti, nelle loro case e con le loro famiglie.

Vala pena ripeterlo. Sono incontri che restano. Perché mettono insieme mondi lontanissimi. Perché fanno capire che dietro ogni nome c’è una famiglia intera, un equilibrio fragile, una speranza concreta. Perché mostrano quanto possa essere importante, per un bambino, sapere che qualcuno dall’altra parte del mondo ha scelto di esserci.

Happy birthday

La domenica i bambini sostenuti sono arrivati all’Alice Village. È stata una giornata diversa, più leggera, più familiare, ma non meno importante. Hanno fatto colazione insieme ai loro genitori a distanza, hanno costruito collane e bracciali, giocato all’aperto, condiviso tempo e piccole attività.

Nella stessa giornata sono stati celebrati anche i compleanni del mese: un momento semplice, gioioso, collettivo. Una festa fatta di torte, canzoni, sorrisi, fotografie, giochi e presenza.

Nella semplicità di una colazione condivisa o di un braccialetto costruito insieme, nel festeggiare tutti assieme con la torta, il viaggio continua costruendo un legame. Dice a un bambino: tu conti, la tua storia conta, il tuo futuro riguarda anche noi.

E dopo giorni così intensi, tra Dandora, Korogocho, Claires, Grapesyard, Maranatha, Wangu e Alice Village, una cosa diventa chiarissima: il sostegno a distanza non è solo un aiuto. È una presenza che attraversa le distanze. È un modo concreto per accompagnare un bambino nel suo percorso di crescita. È una promessa che, quando viene vissuta da vicino, diventa ancora più forte.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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