Da qualche giorno i Paesi africani meno sviluppati che commerciano con la Cina non incorrono in alcun dazio. Il provvedimento che vale per 33 Paesi del continente era stato annunciato a settembre nel corso del meeting Focac 2024, con Xi Jinping che aveva ospitato a Pechino la stragrande maggioranza dei leader africani.
Secondo gli osservatori specializzati, in realtà, la gran parte dei prodotti esportati dai paesi africani è esente da dazi cinesi. Ma l’annuncio è stato comunque importante ed ha avuto una forte valenza comunicativa. La sua operatività, oltretutto, ha finito per coincidere con il passaggio in Angola del presidente degli Usa uscente, Joe Biden, alla sua prima esperienza africana.
Il rilancio degli americani in sfida con i cinesi
Biden ha detto e sottolineato che l’Africa è il futuro del mondo e gli Usa hanno finanziato il rammodernamento del Corridoio di Lobito, la ferrovia cioè che collega Zambia e Congo con il porto angolano. Un’opera che in prospettiva può fare da punto di snodo per le rotte atlantiche per merci ritenute preziose. Si tratta di una prima dimostrazione del ritorno d’interesse americano per l’unico territorio del pianeta che è ricco di risorse naturali ‘strategiche’ in ottica transizione green e che dal 2050 in poi sarà l’unico ad avere un andamento demografico positivo.

L’influenza nel continente africano è uno dei temi in cui al momento si sta esprimendo la sfida economica e geopolitica tra americani e cinese. La Cina ha accelerato e poi decelerato nella sua missione africana, dopo che alcuni dei Paesi che erano stati aiutati con dei prestiti si sono dimostrati inadempienti.
In tema dazi vale la pena ricordare che l’Unione Europea non applica tariffe doganali ai Paesi meno sviluppati, ad eccezione di armi e munizioni, mentre gli Stati Uniti hanno programmi per incentivare il commercio con i Paesi meno sviluppati, nonché un accesso esente da dazi per alcuni Paesi africani. In tema export africano, secondo l’UNCTAD, nel 2022 la Cina è stata la principale destinazione delle esportazioni, con 101 miliardi di dollari, seguita dall’Italia con 46 miliardi di dollari, dall’India con 42 miliardi di dollari e dalla Spagna con 39 miliardi di dollari.
L’Europa non c’è. I russi si sono radicati con la ex Wagner
Il ruolo dell’Europa, dopo la consistente ‘ritirata’ francese degli ultimi anni, non è mai stato coordinato e organizzato. Il parziale disimpegno Usa ha inoltre reso possibile, in un contesto di bassa credibilità delle ex potenze coloniali, le politiche espansive della Cina e, in parte della Russia, che ha conquistato posizioni grazie al supporto prestato dalla discussa Compagnia Wagner (ora divenuta Africa Corps) a vari stati e dittatori. Quanto sia precaria la reputazione occidentale in Africa lo racconta anche una notizia proveniente dalla Repubblica Centrafricana (RCA), dove è stato inaugurato un monumento in onore del defunto leader del gruppo mercenario russo Wagner, Yevgeny Prigozhin, e del suo braccio destro Dmitru Utkin, entrambi morti in un ‘misterioso’ incidente aereo l’anno scorso avvenuto poco sopra Mosca. Prigozhin ed Utkin si erano resi protagonisti di un clamoroso blitz anti Putin che poi era stato interrotto in corso d’opera, ma che certamente aveva finito per favorire quanto accaduto ai due ‘neo-oppositori’. Il governo di Putin – nonostante questo – ha assecondato la decisione del governo centrafricano di celebrare il fondatore di Wagner.









