Il 2024 in Kenya si è concluso con le strade di Nairobi attraversate dai manifestanti impegnati a protestare contro i rapimenti degli oppositori del governo.
Le dimostrazioni sono state ancora una volta – come era successo in altri casi e su altre vicende – contrastate molto duramente dalla polizia, che ha usato i gas lacrimogeni per disperdere la gente. Era successo così a metà dell’anno con le dimostrazioni contro l’aumento delle tasse, con incidenti costati la vita a molti manifestanti.

E poi l’intervento della polizia era stato ugualmente duro anche questo autunno, di fronte a manifestazioni palesemente e sostanzialmente pacifiche, come quelle in celebrazione di alcune ricorrenze e incentrate sui diritti umani e il tema, critico in Kenya, della violenza sulle donne e i femminicidi. Ultimo argomento spinoso quelle delle inspiegabili ‘abductions’ verificatesi nelle ultimissime settimane.
Secondo le opposizioni e vari gruppi organizzati per la difesa dei diritti umani, negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi in cui sparivano improvvisamente cittadini kenioti che si erano resi protagonisti di dichiarazioni o attività ‘contro’ il presidente William Ruto e il governo.
La linea di Nairobi
Le autorità keniote, per converso, hanno in più occasioni dichiarato – e lo ha fatto lo stesso Ruto – che il governo non avrebbe tollerato questa strategia. L’idea era, cioè, che questa linea dei rapimenti fosse eventualmente seguita dalla polizia politica e dai servizi, senza l’ispirazione del potere politico.
Secondo il quotidiano Daily Nation nel corso delle ultime proteste del 30 dicembre sarebbe stato arrestato assieme ad altri manifestanti anche il parlamentare dell’opposizione Okiya Omtatah.
Tra gli oppositori spariti, invece, sostengono le fonti locali, ci sarebbero anche quattro creator che sui social avevano condiviso immagini che mettevano in ridicolo Ruto.

Da Biden a Trump
Il governo di Ruto era stato fin qui sostanzialmente sostenuto – ad esempio in una serie di vicende legate al rispetto dei diritti umani balzate all’onore della cronaca – dal corpo diplomatico Usa e dall’ambasciata a Nairobi.
Più critico – in molte situazioni nel corso degli ultimi mesi – contro l’azione violenta e indiscriminata della polizia era stato il commento di varie ambasciate straniere e occidentali, ad esempio, nel caso delle proteste per le tasse.
Ebbene, secondo molti osservatori – mentre è in corso il cambio di rappresentanza statunitense conseguente al cambio di guida alla Casa Bianca, da Joe Biden a Donald Trump – il governo keniota sta in queste settimane registrando con preoccupazione un atteggiamento mutato di Washington.
Le dichiarazioni ufficiali su X dell’ambasciata Usa hanno, almeno per il momento, cambiato tono.
Un primo post di critica era arrivato per la maniera in cui la polizia keniota era intervenuta durante le manifestazioni contro i femminicidi. Commemorando l’ex presidente Jimmy Carter, inoltre, pochi giorni fa l’ambasciata Usa a Nairobi ha mandato un altro messaggio a Ruto.
Attualmente affidata in via provvisoria al diplomatico di lungo corso Marc Dillard, la rappresentanza Usa a Nairobi, ricordando Carter, ha invitato al rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto invocando la fine dei rapimenti.









