Le ‘abduction’ in Kenya? Anche un ministro del governo kenyota, il responsabile della funzione pubblica, Justin Muturi, del partito democratico ora alleato di Kwanza, ha criticato il modo in cui il governo sta affrontando la questione dei rapimenti, puntando il dito sul NIS. Lo ha fatto, quindi, chiamando in causa direttamente il ruolo dei servizi segreti e della polizia politica del Paese.
Muturi ha raccontato come il tema lo abbia toccato direttamente. Secondo Muturi, infatti, c’era l’intelligence keniota dietro il rapimento di suo figlio avvenuto pochi mesi fa. E solo l’intervento diretto del presidente William Ruto, aveva prodotto il rilascio di suo figlio, Leslie Muturi, rapito dal NIS (National Intelligence Service) keniota nel giugno scorso.

L’ondata di rapimenti – che ha interessato anche i giovani della Generazione Zeta in prima fila nelle proteste – è iniziata durante le manifestazioni di piazza contro gli aumenti delle tasse nel giugno scorso e da allora non si è più arrestata.
Muturi ha affermato che prima di fare ricorso all’aiuto del presidente aveva utilizzato tutti i canali tradizionali. A partire dalla Direzione delle indagini criminali (DCI), che lo ha recentemente informato che l’indagine sulla vicenda di suo figlio, non chiarita come tanti altri casi, fosse ancora in corso.

Muturi ha ricordato alla DCI di aver per prima cosa chiamato l’ispettore generale della polizia, il ministro degli Interni, il capo della DCI, il capo dell’agenzia di intelligence e altri alti funzionari mentre cercava disperatamente suo figlio, ma, ha aggiunto, nessuno era stato in grado di aiutarlo. A quel punto, recatosi direttamente da Ruto, il racconto del suo calvario al presidente ed l’intervento del presidente con una telefonata al NIS avevano prodotto il rilascio di Leslie in un’ora.
Muturi, dopo avere raccontato questa sua storia dal valore non solo personale, ha dovuto confrontarsi con le richieste di dimissioni di alcuni politici alleati del governo per aver criticato pubblicamente il suo stesso esecutivo.
Molti critici e osservatori hanno espresso preoccupazione per l’uso delle agenzie di sicurezza per scopi personali e hanno chiesto maggiore trasparenza e responsabilità da parte del governo. Alcuni hanno anche sollevato dubbi sulla capacità dell’esecutivo di garantire la sicurezza dei cittadini e hanno chiesto riforme nel settore della sicurezza.
Nel suo discorso di Capodanno del 2025, il Presidente William Ruto ha affrontato il tema dei rapimenti, sottolineando l’importanza di rafforzare le misure di sicurezza per proteggere i cittadini. Ha promesso di intensificare gli sforzi per combattere il crimine organizzato e ha ribadito l’impegno del governo a garantire la sicurezza e la protezione di tutti i keniani.

Candidati e partiti stanno cercando di posizionarsi in ottica 2027
Le polemiche attuali sono un chiaro segnale delle tensioni politiche crescenti nel Paese. In vista delle elezioni del 2027 in Kenya, Ruto ha indebolito le forze di opposizione. Lo ha fatto inaugurando una sorta di nuova linea consociativa, allargando a forze prima rivali i quadri del governo e coinvolgendo anche storici nemici del suo partito nella nuova coalizione.
Negli ultimi mesi, il Kenya ha visto un aumento preoccupante dei casi di rapimenti e sparizioni forzate. Secondo la Kenya National Commission on Human Rights (KNCHR), ci sono stati 82 casi di rapimenti o sparizioni forzate dal giugno 2024, con 13 nuovi casi segnalati negli ultimi tre mesi. La Commissione ha condannato fermamente questi rapimenti, definendoli atti di tortura e trattamenti crudeli, degradanti e inumani. Inoltre, nove ambasciate occidentali – Stati Uniti compresi – hanno condannato l’amministrazione del Presidente William Ruto per l’aumento dei casi di arresti arbitrari e rapimenti, esprimendo preoccupazione per il mancato rispetto delle promesse del Presidente di porre fine a questi incidenti.









