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Viva le mamme a distanza e le ‘mamies’

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Viva le mamme. Intendendo il concetto – come è giusto – in senso molto ampio e articolato. In questa giornata di celebrazioni Alice for Children coglie l’occasione per sottolineare la generosità di tutte le mamme a distanza che supportano i nostri bambini e i vari progetti formativi e ringraziarle.

Ma anche per ricordare tutte le mamme (e non) dello staff e le tante educatrici, a Milano come in Kenya, che mettono in circolo tutto il proprio amore nell’operare a favore di ragazze e ragazzi tra i più disagiati.

Viva quindi, poi, anche le ‘mamies’ che curano i nostri bambini dell’orfanotrofio, le tante assistenti che maternamente ne accompagnano il percorso ‘From Slum To Job’, compresa la nostra Nadia Gherardi, guida di Aifa.

Viva tutte le mamme ed evviva – quindi – chi pratica più in generale l’attenzione materna, mite e generosa al prossimo. E tutto questo al netto di enfasi, iperboli, eccesso di miele e politically correct inevitabili – forse – quando c’è di mezzo una celebrazione ‘rituale’.

11 maggio, festa delle mamme. In Italia e altrove

Quest’anno le mamme sono ricordate l’11 di maggio ma si tratta – vale la pena ricordarlo – di una festa antica e complessa, a volere guardare bene dentro la storia di questa ricorrenza. Il ruolo simbolico superiore di questa figura viene riconosciuto già dall’antichità, in diverse tradizioni culturali, in tante maniere.

Nell’era classica, ad Atene come a Roma, le divinità femminili esaltavano valori di fertilità e maternità, ma anche di giustizia, saggezza, prosperità, bellezza ed equilibrio. Più profondo ancora è il richiamo alla dea madre e a Gea, primigenio se non primitivo.

La prima consacrazione moderna la dobbiamo all’attivista americana Anna Jarvis, che nel 1908 organizzò la prima celebrazione ufficiale. Nel 1914, il presidente Woodrow Wilson rese la festa un evento nazionale. Le mamme – vale la pena ricordarlo – sono l’architrave della società italiana post-unitaria, fondendosi in questa figura valori tipici della civiltà contadina e quelli  della religione cattolica imperante, con il richiamo simbolicamente onnicomprensivo alla figura di Maria, la Madonna.

A scuola e in chiesa

Ufficialmente nel nostro Paese si riconosce a Emma Lubian Missiaia, una direttrice didattica di Brescia, la prima celebrazione per le mamme delle sue alunne, nel 1952. Non poteva mancare all’appello la Chiesa e nel 1957 scese in campo il sacerdote Don Otello Migliosi. Che valorizzò proprio il già radicato e diffuso culto nazionale per la figura della Madonna. Così in Italia, la ricorrenza è saldamente ancorata a maggio, mese mariano.

Oggi, la Festa della Mamma è celebrata in tutto il mondo, con date e tradizioni diverse. In molti paesi, tra cui Italia, Stati Uniti, Germania, Australia e Giappone, si festeggia la seconda domenica del mese. Ma in Spagna, Portogallo e Ungheria vale sempre la prima domenica. Nel Regno Unito e nella cattolicissima Irlanda vale invece la quarta domenica di Quaresima. Nei Paesi Arabi si festeggia in coincidenza con l’equinozio di primavera, nei Paesi balcanici l’8 marzo, lo stesso giorno della Festa della Donna.

In Africa invece

La festa della mamma in Africa cade la seconda domenica di Maggio, così come in Italia. Nell’Africa cristiana, ma non solo, anche negli slum vicino Dandora, la gente celebra la festa della mamma potendone capire il suo vero spirito, riconoscendo quelle società l’importanza delle madri nella loro vita e ringraziandole profusamente per tutto il loro amore e le loro cure.

Anche in Kenya, ogni anno la festa cade a maggio, ed è un grande evento perché le madri sono molto venerate nella società keniota e sono considerate le eroine nelle loro comunità.

Molti paesi africani hanno adottato l’idea di una festa della mamma in stile più occidentale mutuandola dalla tradizione britannica, sebbene ci siano molti festival ed eventi che celebrano le madri all’interno delle molte diverse culture del continente africano che risalgono a prima della colonizzazione dell’Africa da parte delle potenze europee.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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