Il vicepresidente di Alice for Children, Marco Belletti è arrivato in Kenya con un gruppo di sostenitori della nostra associazione e, tra gli altri, Romana Zambon (ambassador) e Federica Celoria, la settimana scorsa. Il viaggio di ricognizione e di monitoring sulle attività è previsto termini domani, 5 di novembre. Ma è stato subito ricco di tappe e momenti molto significativi.

A tutto Kenya
Il giro guidato da Marco è partito dalla visita in discarica a Dandora. Per tutti gli ospiti così è diventato immediatamente chiaro quale fosse il contesto socio-economico in cui sopravvivono i bambini e le famiglie assistite, la complessità dell’ambiente in cui si muove lo staff di A4c a Nairobi. Gli slums senza acqua, fogne ed energia elettrica. La filiera estrema del riciclo, con sullo sfondo Montagne di immondizia ed un fetore tremendo che pervade le narici. E poi tanti bambini e soprattutto tante donne che disperatamente lottano e lavorano duramente avendo come migliore prospettiva di guadagno gli scellini per realizzare un pasto.

Per il vicepresidente e i nostri sostenitori è stata pure l’occasione per visitare lo stato dell’arte dei principali progetti di Alice for Children, a partire dalle scuole di Grapesyard a Korogocho e quella di Claires a Dandora. Hanno trascorso una giornata all’Alice Village, in visita all’orfanotrofio, dove hanno partecipato alla festa dei compleanni del mese.

Viva il calcio femminile, tutti al Dream Stadium
Altro momento divertente, hanno visto le due finali della nostra Championship, il torneo di calcio femminile. Il campo a fianco della discarica di Dandora, per una giornata si è così trasformato nel Dream Stadium.

Gli incontri si sono svolti sabato primo novembre nel grande campo di calcio di Wangu. Il contesto dell’iniziativa è quello del progetto My Dream, costruito da Alice for Children nell’alveo del programma della Fondazione Milan, Sport for Change.
Le partite decisive – una giocata dalle alunne delle primary e l’altra da quelle della secondary school – sono state Baba Dogo-Tom Mboya (molto combattuta e terminata con la vittoria di Baba Dogo ai rigori) e Claires- Baba Dogo, vinta dalla scuola di Dandora per tre a uno. Marco e gli ospiti hanno visto gli incontri e premiato tutte le squadre.

Una visita interessante è stata quella all’Ospedale Nema, che funziona come riferimento per la cura di tutti i bambini sostenuti.
Altro giro emozionante quello per andare a visitare un negozio/laboratorio artigianale di tessuti, vestiti, accessori, bigiotteria. A gestirla è una storica partner di Alice for Children, la nostra amica Rosemary che con l’associazione Tuinuke, fondata da donne sieropositive, crea posti di lavoro retribuito e lotta contro lo stigma della malattia.

Non lasciate lo studio
Incontrando i ragazzi e lo staff, gli insegnanti e gli assistenti sociali, Marco ha insistito molto sul valore speciale della formazione. Su quanto sia importante intraprendere un percorso di studio e riuscire a concluderlo, senza mollare, sia nella scuola primaria e secondaria, che nelle accademie che preparano più puntualmente al lavoro. Studiare è lo strumento per alimentare i propri sogni, aiutare se stessi e le proprie famiglie, la propria comunità. L’elemento di partenza del percorso From Slum To Job.

Un rifugio di pace
Le scuole e gli orfanotrofi – le due accademie, di cucina italiana e digitale – i campi di calcio, le varie strutture sportive e di svago, in questa dimensione penalizzante di povertà e disagio rappresentano un rifugio di pace, ordine, studio. Un punto di partenza da cui i ragazzi possono sperare in una vita migliore di quella a cui il destino pareva averli consegnati facendoli nascere negli Slum.









