I datacenter sono diventati protagonisti dell’economia globale, spinti da intelligenza artificiale, cloud computing e dalla crescente digitalizzazione. La capacità dell’AI generativa di moltiplicare la produzione di contenuti ha creato una vera e propria emergenza infrastrutturale, dando vita a una corsa mondiale alla costruzione di nuovi centri dati. Questa dinamica è alimentata da fattori tecnologici, economici e geopolitici, che stanno ridefinendo le priorità di investimento a livello planetario.

Secondo il Boston Consulting Group, la domanda globale di capacità dei datacenter crescerà del 16% annuo fino al 2028, con investimenti che potrebbero toccare i 7.000 miliardi di dollari entro il 2030. Stati Uniti e Cina guidano questa espansione, con progetti che superano anche i 20 miliardi ciascuno. L’AI generativa è il principale motore di questa crescita, ma anche la causa di un’impennata nei consumi energetici: si stima che entro il 2028 rappresenterà il 35% del consumo totale dei datacenter.

Domanda di datacenter in crescita
Per rispondere a questa domanda, colossi come Google e Microsoft stanno riattivando centrali nucleari negli Stati Uniti per alimentare i propri centri AI. Anche l’Italia si muove: ha avviato un piano da 22 miliardi di euro in cinque anni, con l’obiettivo di raggiungere 2 GW di capacità entro il 2031. Milano è già un nodo strategico con 238 MW installati, mentre Genova e Palermo si candidano come nuovi snodi digitali grazie ai cavi sottomarini in arrivo.
Tuttavia, la velocità degli investimenti solleva timori di una possibile bolla. Le reti elettriche e le supply chain potrebbero non reggere il ritmo, e l’ingresso dei datacenter nei contesti urbani pone nuove sfide legate alla vivibilità, al consumo di suolo e alla rigenerazione delle città. Se gli hyperscale restano fondamentali per gestire carichi complessi, oggi si affacciano anche gli edge data center: strutture più piccole e decentralizzate, pensate per essere vicine agli utenti e ridurre la latenza. Questo cambio di paradigma trasforma i datacenter da infrastrutture periferiche a elementi integrati nel tessuto urbano.
La sostenibilità è un tema
Il tema energetico resta cruciale. I datacenter consumano molta energia e, in alcuni casi, anche acqua per il raffreddamento. L’adozione di sistemi a circuito chiuso aiuta a ridurre il consumo idrico, mentre il calore generato dai server può essere riutilizzato per alimentare impianti di teleriscaldamento, campus o strutture ricreative, restituendo energia alla comunità. Se affrontata con un approccio sistemico, l’integrazione urbana può diventare un’opportunità: dialogare con le reti esistenti, evitare sprechi e favorire soluzioni di economia circolare è la chiave per una transizione sostenibile.

Il ruolo dell’Africa
In questo scenario globale, l’Africa emerge come nuova frontiera strategica, pur partendo da una posizione di svantaggio. Attualmente, meno del 2% della capacità globale di datacenter si trova nel continente, che però ospita oltre il 17% della popolazione mondiale. La domanda di dati cresce del 40-45% l’anno, trainata da mobile, fintech, e-commerce e AI. Il mercato africano dei datacenter è stimato a oltre 4,8 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe superare i 15 miliardi entro il 2031, con una crescita annua superiore al 20%.
Sono in costruzione più di 55 nuovi datacenter, con investimenti previsti per 3,5 miliardi di dollari entro il 2027. I Paesi leader sono Sudafrica, Nigeria, Kenya, Egitto e Marocco, con Lagos e Nairobi come poli emergenti rispettivamente per l’Africa occidentale e orientale. I grandi player globali – Google, Microsoft, AWS, Huawei e Oracle – stanno espandendo le loro regioni cloud nel continente, con particolare attenzione a Nigeria, Kenya e Sudafrica.

Uno dei principali ostacoli è l’accesso stabile alla rete elettrica, ancora limitato in molte aree. Per superarlo, diversi progetti puntano su fonti rinnovabili come solare e idroelettrico, e su microgrid locali. Un altro tema critico e la formazione. Google, ad esempio, abbina gli investimenti infrastrutturali a programmi educativi per colmare il divario di competenze nell’ambito dell’AI.
L’Africa è anche al centro di nuove rotte digitali globali. Cavi sottomarini come Equiano (Google) e 2Africa (Meta) stanno migliorando la connettività con Europa, Asia e Medio Oriente. Il continente è parte di un “corridoio digitale” che collega India, Golfo e Africa, unendo capitale, talento e domanda in un ecosistema integrato per l’innovazione.
La posizione strategica del Kenya
In questo contesto, il Kenya si distingue come snodo cruciale. Mombasa è il punto di approdo di sette cavi sottomarini che collegano l’Africa a Europa, Medio Oriente e Asia, rendendo il Paese un hub strategico per il traffico dati. Da qui, la connettività si estende via terra verso Uganda, Ruanda, Etiopia e Tanzania, consolidando il ruolo del Kenya come cuore digitale dell’Africa orientale.

Il Paese ha attirato investimenti miliardari da parte di Big Tech come Microsoft, Meta, Google e Airtel, grazie a infrastrutture avanzate, connettività globale e politiche pubbliche favorevoli. Ha lanciato una Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale e una Cloud Policy per promuovere la sovranità dei dati, la localizzazione dei workload, la cybersecurity e la sostenibilità. I datacenter sono progettati per supportare AI, HPC e servizi cloud sovrani, riducendo la dipendenza da infrastrutture estere.

Il Kenya punta con decisione sulle energie rinnovabili – geotermica, eolica e idroelettrica – per alimentare i propri datacenter, rendendoli tra i più sostenibili del continente. In questo modo, la “Silicon Savannah” si afferma come modello di sviluppo digitale africano, capace di coniugare innovazione, inclusione e sostenibilità.
La centralità delle competenze digitali nel percorso From Slum To Job
E’ anche in questo contesto ‘avanzato’ del Paese nel continente africano che da anni Alice for Children ha impostato nei corsi dei liceali la presenza formativa essenziale della Digital School. Il prossimo passo, atteso per l’avvio del prossimo anno, è l’avvio della nostra Digital Academy. Fornire ai ragazzi competenze strategiche e spendibili è il punto nodale e finale del percorso From Slum To Job.









