Era il 5 gennaio di quest’anno quando Gabriele Faggioli, insieme alla sua compagna Anna Italiano, prendeva contatto con Alice for Children con l’idea di dare vita a un suo progetto. Voleva costruire una scuola in Africa in memoria di suo padre, e ora questo piano è in via di finalizzazione. A meno di 5 mesi dal primo incontro con l’associazione, Gabriele e Anna hanno potuto verificare – anche attraverso un ulteriormente ispirante viaggio in Kenya – che il sogno stava diventando realtà.
Digital Academy, un progetto in via di finalizzazione
Imprenditore e manager esperto di tecnologie avanzate, Faggioli ha deciso di sostenere Alice for Children nel progetto che implementa la Digital School (già attiva dal 2024) e che dal 2026 varerà l’Accademia Digitale, con corsi d’insegnamento in questo caso post liceo e ad alta intensità formativa.

Faggioli, oltretutto, è anche un autorevole conoscitore della materia, essendo Presidente Onorario del Clusit (Associazione Italiana per la sicurezza informatica) e Professore a contratto in Aspetti legali e contrattuali del management delle ICT presso l’Università degli Studi di Pavia nel corso di laurea magistrale in economia e gestione delle imprese. È inoltre Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano e senior advisor degli Osservatori della Digital Innovation del Politecnico di Milano.

L’Accademia Digitale, quindi potrebbe diventare anche un centro di formazione verticale sul tema cybersecurity che oggi è una grande occasione professionale in tutto il mondo. Alice for Children ha fatto una chiacchierata con lui appena dopo il ritorno da Nairobi e le visite a tutte le strutture della onlus che aiutano i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze e le famiglie che vivono ai margini della discarica di Dandora.
Intervista a Gabriele Faggioli: “Fate l’esperienza che ho fatto io”
AfC: Cosa ti ha spinto a decidere di sostenere questa Onlus e i suoi progetti in Kenya?
Gabriele Faggioli: Avevo voglia da tempo di impegnarmi in un progetto umanitario in generale e di ‘scolarizzazione’ in particolare, in Africa. A cavallo tra Natale del 2024 e l’Epifania del 2025 ho fatto un po’ di ricerche mirate su Internet, cercando di capire cosa significasse un impegno di questo tipo e quali erano le associazioni che avevano progetti affini a questa mia suggestione/intenzione.

Di associazioni ne ho contattate almeno 4 o cinque. Alcune non mi hanno risposto, altre mi hanno fatto delle proposte e quella che mi è piaciuta di più è stata quella di Alice for Children. Per la filosofia che la animava, per la portata del progetto di cui si parlava, perchè dall’inizio pensavo ad un possibile coinvolgimento diretto nell’iniziativa, ad un tipo di impegno personale che cioè andasse oltre il puro e semplice finanziamento.
Afc: Che legame c’è, se c’è, con la tua vita, la tua carriera ed il resto delle tue esperienze.
Gabriele: Moltissimi legami. Il progetto di cui stiamo parlando, infatti, è quello della Digital Academy, che secondo me può essere anche chiamata Digital Executive Academy. Ebbene, io la mia vita professionale e accademica l’ho spesa interamente nel mondo digitale e quindi ho una rete relazionale ragionevolmente ampia nel settore digital e nel settore cybersecutiry.
Lo sviluppo della Digital Academy si lega molto armonicamente alla mia storia e così poi – oltre al sostegno economico – penso di poter dare una mano anche nella costruzione del percorso formativo, suggerendo le opportunità dell’avviamento al lavoro, mettendo a fattor comune quello che ho vissuto nella mia vita professionale.
Afc: Sei appena stato a Nairobi con la tua compagna. Quali sono stati i momenti più significativi della vostra esperienza in Kenya?
Gabriele: Intanto ci ha colpito vedere dal vivo l’ampiezza del numero di persone e famiglie che vivono in condizioni di parossistica povertà. La convivenza ravvicinata tra ricchezza e povertà c’è anche in Europa e in Italia, ma la differenza è che lì la massa delle persone che vive sotto il livello più basso e impensabile di sussistenza è veramente impressionante.
Anche la visita alla discarica di Dandora è stata densa e complicata da digerire emotivamente.
In genere, il passaggio continuo e rapido da situazioni di angosciosa povertà a situazioni di normalità ed equilibrio e addirittura di benessere nell’arco di poche ore e pochi chilometri sono in parte destabilizzanti.
In quel contesto così particolare, mi sono piaciute molto le persone dello staff, sia la componente italiana che quella keniota. Avverti subito la professionalità molto alta che li caratterizza, ma anche quanto sia forte l’impegno e la loro voglia di cambiare in meglio la vita di questi bambini.
Afc: Come hai valutato l’impatto dei progetti sostenuti e cosa ti aspetti per il futuro?
Gabriele: Mi pare che siano tutti estremamente pragmatici, utili, ben messi a terra. Mi piace molto lo slogan e la filosofia ‘From Slum To Job’ dell’associazione e vedi che li tutti lavorano con questo spirito. Non si tratta solo di formare i ragazzi, ma anche di accompagnarli dopo, nella fase della ricerca del lavoro. Perchè è chiaro che non tutti hanno gli strumenti per sostenere le fasi successive e trovare un ruolo nella società autonomamente, evitando così di avvitarsi di nuovo in una spirale di povertà senza speranza.

Aiutarli a non scoraggiarsi, indirizzarli, prepararli al dopo e dargli una mano anche dopo la scuola è una grande idea e fa la differenza. Mi aspetto che oltre che sul fronte della cucina e dell’ospitalità, come oggi succede già con AIFA, lo stesso possa accadere domani sul versante digital, grazie alla nostra Academy.
Mi aspetto che dia loro grandi opportunità anche la formazione cyber. Il fatto di rispondere ad una precisa esigenza della domanda è decisivo.









