Nel momento di scegliere il 5 per 1000 vi raccontiamo una storia emblematica. Che secondo noi vale la pena ascoltare. Vania e Zeid sono arrivati da noi di Alice for Children quando erano molto piccoli, dopo essere stati abbandonati dai genitori e dai familiari. Li abbiamo cercati, quei parenti. Perché rimettere i ragazzi nelle loro famiglie è una delle nostre sfide. Ma non siamo riusciti a ritrovarli. Forse non ci sono più, forse non ci sono mai stati davvero nella loro vita. Così il nostro Alice Village è diventato, quasi immediatamente e a tutti gli effetti, la loro casa: il luogo in cui crescere, andare a scuola, essere accompagnati, sbagliare, ripartire, diventare grandi. Oramai è come se facessero parte del nostro staff, la loro storia ci ricorda di continuo l’evoluzione della nostra.
Un micronucleo familiare
Vania è la sorella maggiore. Quest’anno compirà 18 anni. Ha frequentato le scuole tecniche, poi si è specializzata attraverso la nostra scuola di cucina italiana. Ha già lavorato, è brava, seria, capace. Ma non si è fermata lì: oggi frequenta anche i corsi serali per conseguire il diploma più difficile, perché sa che più formazione significa più possibilità, più autonomia, più futuro.
Zeid, suo fratello, ha quasi 16 anni. Ama la musica, ha il senso del ritmo e quando ci sono feste, celebrazioni, canti e balli, la sua presenza si sente. Porta energia, vitalità, allegria. Oggi frequenta il terzo anno delle scuole superiori e, anche se suona e balla con naturalezza, quando pensa al suo futuro lo immagina soprattutto nel digitale. È lì che vede una possibilità concreta di emancipazione, di lavoro, di libertà.
Insieme sembrano quasi incarnare, a scelte scolastiche invertite, la coppia di bambini del nostro spot From Slum to Job: due caratteri diversi, una stessa rincorsa verso una vita più stabile, più libera, più bella.

Per Vania il futuro passa dalla cucina italiana e dalla formazione professionale.
Per Zeid la crescita e il riscatto passeranno, probabilmente, dal digitale.

Facce e storie. E un divenire concreto
Sono proprio i due canali che abbiamo costruito negli anni per accompagnare ragazze e ragazzi fuori dalla vulnerabilità e dentro un percorso possibile di autonomia.
Per questo, quando diciamo che destinare ad Alice for Children il vostro 5×1000 può cambiare una storia, non stiamo usando una formula generica. Stiamo parlando anche di loro.
Il vostro aiuto non “salva bambini” in astratto. Aiuta bambini e ragazzi concreti, con un nome, una storia, un carattere, ferite vere e sogni ancora in costruzione. Accompagna passaggi delicati, sostiene scelte formative, protegge nei momenti difficili, rende più solide le possibilità di futuro.
Abbiamo scelto di raccontarvi questa vicenda reale dopo aver letto i risultati di una piccola ricerca interna. Abbiamo inviato un breve questionario ai nostri sostenitori più vicini: genitori a distanza, donatori attivi, persone che già conoscono il nostro lavoro in Kenya e che fanno parte, in modi diversi, della nostra comunità. Hanno risposto in 113. Ovvio che non sia una campione rappresentativo, se non di generosità.
In ascolto
Ma volevamo capire meglio come si vive la scelta del 5×1000: la dichiarazione dei redditi, la firma da non dimenticare. Ma anche cosa infastidisce, cosa convince davvero e, soprattutto, secondo quali criteri si decide a chi destinarlo.
Il primo dato è molto chiaro: l’88,5% di chi ha risposto dichiara di destinare regolarmente il proprio 5×1000. Solo il 3,5% non lo ha mai fatto. Questo significa che non stiamo parlando a persone lontane dal dono o poco attente. Al contrario: stiamo parlando a una comunità sensibile, abituata a scegliere, a informarsi, a sostenere cause in cui crede.
Non competiamo contro l’indifferenza. Parliamo a persone generose, che spesso hanno più cause del cuore e che, nel momento della firma, devono sceglierne una sola.
Alla domanda “hai già scelto a chi destinare il tuo 5×1000?”, il 46% dei rispondenti ha indicato Alice for Children: alcuni come scelta abituale, altri per la prima volta. È un risultato importante, perché racconta un legame costruito nel tempo e capace di trasformarsi anche in una scelta etica consapevole.
Ma il 40,7% ha scelto un’altra organizzazione o un’altra causa. E le motivazioni ci hanno colpito molto. Diverse persone ci hanno spiegato che sentono il bisogno di differenziare il proprio aiuto tra più realtà care. C’è chi ci ha scritto: “Destino sempre il 5×1000 ad altra associazione a cui non contribuisco regolarmente come faccio con voi”. Un’altra persona ha detto: “Solitamente destino il 5×1000 ad enti a cui non do già altri contributi”. E un’altra ancora ha riassunto bene il dilemma: “Purtroppo bisogna scegliere solo un’associazione. Io vorrei suddividerlo almeno tra 10”.
Sono risposte preziose, perché ci ricordano una cosa semplice: chi ci sostiene spesso non ha bisogno di essere convinto della bontà del 5×1000. Ha bisogno di vedere, con chiarezza, cosa quella firma può rendere possibile.
Un esempio reale
Le risposte dicono pure che la relazione continuativa, fatta di aggiornamenti, volti, racconti di percorsi di crescita, genera fiducia. E che dobbiamo essere ancora più concreti. Una persona ce lo ha scritto in modo molto chiaro: aiuterebbe “fare un esempio concreto di cosa potreste realizzare se un tot di persone vi destinassero il 5×1000 e dire cosa è stato già fatto”.
Ha ragione. Una firma deve avere un volto, una destinazione, una storia. Deve far vedere cosa può sostenere: scuola, cure, pasti, protezione, formazione, accompagnamento verso il lavoro.
Per noi, il 5×1000 è anche la traiettoria di Vania e Zeid nella vita che continua. Un percorso inevitabilmente non sempre lineare, fatto di passi avanti e passi indietro, di passaggi scolastici delicati, di scelte formative, di adulti che restano accanto, di una comunità che prova a fare da famiglia quando una famiglia non c’è stata.
Finora la loro vita è cresciuta dentro la nostra cornice. Il nostro compito, oggi, è aiutarli a costruirne una più grande, che possano scegliere da soli. Magari non perfetta, magari ancora fragile, ma abbastanza solida da permettere a entrambi di guardare al futuro con più fiducia.
Destinare il vostro 5×1000 ad Alice for Children significa entrare in storie come questa e mettere il mastice nella cornice. Non per sostituirsi ai sogni di Vania e Zeid, ma per dare loro più strumenti, più tempo, più possibilità concrete di realizzarli.









