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Kenya e EAU partner, accordo tra Ruto e bin Zayed

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Fermento politico in Kenya, ma il presidente William Ruto non guarda solo alle fibrillazioni del fronte interno ed è piuttosto proiettato sul versante degli accordi internazionali. Mentre in patria tengono ancora banco le polemiche e le proteste innescate dai ‘rapimenti‘ degli oppositori politici, Ruto allarga quindi gli orizzonti delle alleanze più strategiche.

Nairobi e gli Emirati Arabi Uniti hanno infatti appena firmato uno ‘storico’ accordo di partenariato economico e commerciale di natura globale (CEPA).

Ruto e bin Zayed

Hanno firmato l’accordo il presidente del Kenya e lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti.

Kenya corridoio tra Oriente e Africa meridionale

Il nuovo patto conferma come Abu Dhabi guardi sempre più strategicamente all’Africa con in primo piano, in particolare, i Paesi del versante orientale del continente. La posizione del Kenya, da questo punto di vista, si può considerare ancora più strategica, costituendo Nairobi una naturale porta/corridoio verso la parte meridionale del continente, un terreno di contatto non solo geografico, ma anche culturale, tra Asia, Medioriente e Africa, in senso più complessivo.

Gli aspetti rilevanti, da questo punto di vista, sono logistici (porti, aeroporti, trasporti e infrastrutture) ma anche geopolitici per gli emiri. Costituendo invece l’EAU una possibile sponda finanziaria pregiata per il governo del Kenya a caccia di capitali e nuovi spazi di esportazione.

Rapporti già buoni

Negli EAU il Kenya esporta principalmente tè, carne di manzo, prodotti animali, frutta, verdura e fiori. Nel 2023, dei 106,6 miliardi di scellini di export verso il Medio Oriente, 55,9 miliardi di scellini sono andati agli Emirati.

Grazie all’accordo appena siglato quello di bin Zayed diventa il secondo Paese importatore del Kenya dopo la Cina (459 miliardi di scellini in importazioni). I dati del 2024 dell’Ufficio nazionale di statistica del Kenya (KNBS) hanno indicato che le importazioni di Abu Dhabi, per un valore di 411,5 miliardi di scellini nel 2023, hanno consentito al paese mediorientale di superare l’India, seguita dall’Arabia Saudita e dalla Malesia nella graduatoria dei primi cinque fornitori di importazioni del paese.

Gli Emiri, invece, spediscono in Kenya petrolio, ferro e acciaio, prodotti in plastica e rame, attrezzature, prodotti chimici e vari prodotti per la casa.

Una politica coerente

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno intensificato la loro presenza in Africa negli ultimi anni, diventando uno dei principali investitori sul continente, entrando in gioco sia al nord che in altre aree ritenute strategiche. Gli Emirati – sotto la guida di Mohamed bin Zayed – stanno investendo in alcuni settori ritenuti trainanti, ‘competendo’ con inglesi, americani, cinesi,  ma soprattutto con l’Arabia Saudita di Mohamed bin Salman.

 Gli emiri – nell’ottica di ridurre la dipendenza dal petrolio della propria economia – stanno puntando su progetti solari e eolici in paesi come Egitto, Marocco e Mauritania includendo però oltre alla produzione dell’energia verde anche la caccia ai “minerali critici” necessari per la transizione energetica di vari settori, automotive in testa. Una grande attenzione viene poi posta al versante della logistica e delle infrastrutture.

In Emirati Arabi Uniti (EAU), il comando è suddiviso tra i leader dei sette emirati costituenti. Ogni emirato ha il proprio sovrano, noto come “Emiro”, che esercita il potere locale. I sette emirati sono Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm al-Quwain, Ras al-Khaimah e Fujairah. Il Presidente degli EAU è il sovrano di Abu Dhabi, attualmente Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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