Annalisa è una mamma a distanza di Alice for Children. Ha visto quanto è cambiata nel tempo e come sta meglio sua ‘figlia’ ed ora è contenta come la Pasqua che sta per arrivare. Da tanti anni, oramai, supporta in maniera anche ‘creativa’ oltre che fattiva il percorso ‘From Slum To Job’ di una ragazzina accolta circa otto anni fa ad Alice Village.
Una bambina che ha dovuto affrontare già nella primissima infanzia, come in tanti tra i casi dell’orfanotrofio di Alice for Children a Nairobi, una fase molto particolare e irta di ostacoli e sofferenze della propria esistenza. Ora che è più tranquilla e serena pianifica di diventare avvocato. La sua storia, come l’impegno di Annalisa del resto, sono originali ed esemplari allo stesso tempo. E raccontano come sia possibile far cambiare direzione a quello che pareva un destino.
Annalisa e la figlia a Nairobi
E’ arrivata al Villaggio a Novembre 2018. I suoi genitori sono separati e ha due fratellastri che vivono con la nonna. La mamma ha fatto di tutto per tirare a campare. La piccola era sempre lasciata a sé stessa, sola e indifesa.
E’ stata lei stessa a chiedere aiuto al capo villaggio di Dandora, il quartiere ai margini di una delle più grandi discariche africane, dove Alice for Children è presente con le sue scuole ed il suo orfanotrofio. Quando ogni tentativo di responsabilizzare la madre è fallito, quando non ha avuto alcun esito anche la ricerca di una integrazione nella nuova famiglia del padre, il tribunale ha deciso di affidare la bambina alle cure di Alice Village. E ora la bambina si è ambientata ed ha ritrovato un po’ di serenità.
La passione per il teatro
Annalisa si è impegnata a sensibilizzare i suoi colleghi di lavoro sul progetto umanitario intrapreso ed ha ottenuto supporto. Ma ha fatto ancora di più, ed un filo rosso dell’impegno e della generosità lega oggi due delle sue passioni. E così sostiene la bambina anche attraverso il Teatro e i lavori della Compagnia 7 Pari.

Il Teatro è molto più di un hobby per lei. Ad ogni stagione i suoi spettacoli (sono stati on air due musical, ‘Il Grande Show’ e ‘Le lanterne delle stagioni’) servono pure ad aiutare la sua bambina ad andare avanti nel processo di crescita, a distanza di sicurezza dal drammatico circolo vizioso della povertà e del disagio sociale da cui altrimenti non si sarebbe mai emancipata. E quindi a dare una mano anche ad Alice for Children a portare avanti la propria originale missione formativa.
Come ha iniziato il suo percorso, come è scattato questo riflesso ad occuparsi degli altri in maniera costruttiva? “A casa mia – ricorda Annalisa – ospitavamo periodicamente un ragazzino di Chernobyl. Lo si faceva per farli stare in un ambiente lontano da quello contaminato in cui erano nati e cresciuti e lo abbiamo avuto con noi per tante estati e qualche Natale, fino a poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Adesso ha 31 anni, il primo anno che è venuto da noi ne aveva otto. Questa esperienza mi ha insegnato moltissime cose e tutt’oggi mi ricorda quanto siamo stati fortunati a nascere in questa parte del mondo”.
Sintonia di valori
Perché supportare i progetti di Alice for Children? “Mi è piaciuta molto l’idea che si potesse andare a trovare i bimbi e capire la realtà in cui vivevano, vedendo direttamente come venivano impiegate le risorse che i donatori mettevano a disposizione. Ma a fare la differenza è stato l’incontro con un gruppo di persone che ho sentito in sintonia, sulla mia stessa lunghezza d’onda, fin dalla prima telefonata fatta. Mi piacerebbe scrivere e spedire più ‘vocali’, essere ancora più costantemente presente nella sua vita, ma sono contenta, intanto, di poterle rendere un po’ più semplice la strada. Mi auguro le cose più belle per lei, che si esaudiscano tutti i suoi sogni di tredicenne e che, come è stato per me, quelle che sono state passioni giovanili diventino parte della sua vita da adulta”.









