Mestruazioni, period poverty, menarca, ciclo. Già sulle maniere più comuni di chiamare questo aspetto della vita delle donne – quasi banalizzato ad Occidente e che invece in Africa, specie per le bambine più povere, è un fattore altissimo di discriminazione – il rischio di non essere compresi da tutti cresce.
Quanto sia estesa (poco) l’informazione sul tema, specie per quello che riguarda le conseguenze sociali su alcune ‘categorie’ svantaggiate, emerge bene dai risultati del quiz che Alice for Children ha somministrato ad un campione molto particolare, composto cioè da persone già sensibili al tema.

Il test (ancora in corso) lo abbiamo iniziato alcune settimane fa invitando ai tavolini del nostro stand le persone che partecipavano al Festival del Ciclo Mestruale di Milano. E poi l’abbiamo rilanciato sul web, agganciandolo alla nostra campagna di raccolta fondi a favore delle bambine che sosteniamo in Kenya.
Un quiz sulle mestruazioni
L’obiettivo è semplice: capire quanto pubblico – femminile e maschile – sappia davvero e in profondità di period poverty. Lo schema? Undici domande con le opzioni della risposta multipla, con quesiti un po’ più tecnici (dalla definizione di fase luteale alla quantità di sangue persa in un ciclo) abbinati ad altri più semplici e con un approfondimento finale sugli effetti che le ‘ordinarie’ mestruazioni possono avere per le ragazze che vivono ai margini degli slum di Nairobi.
Su quest’ultimo punto, specialmente, la consapevolezza – dicono le risposte che abbiamo incassato (fin qui un centinaio) – è esigua.

Le donne sanno – ovviamente – più degli uomini, ma…
Nessuno, in generale, ha azzeccato più di otto risposte. Cosa sia, ad esempio, il menarca – ovvero la prima comparsa delle mestruazioni – lo ha azzeccato solo il 50% del campione. Endometriosi e PCOS restano concetti nebulosi: meno di un quarto ha risposto correttamente. Molti uomini – ma anche diverse donne – avevano sentito i nomi senza collegarli a dolore cronico o infertilità. Sulle domande come “…. quante ragazze negli slum perdono giorni di scuola?” o “… quante donne in Kenya non hanno accesso agli assorbenti?”, le risposte esatte si contano sulle dita di una mano. Una realtà – quella dei due milioni di donne keniote che vivono senza prodotti igienici – non è stata ritenuta possibile dal nostro campione.
Le donne, pur non eccellendo nemmeno loro sul tema mestruazioni, hanno totalizzato qualche punto in più (media 2,7 contro 1,8). Segno che la mancanza di conoscenza non risparmia nessuno, ma che l’esperienza diretta aiuta almeno a intuire le risposte.
Un grazie va, intanto, a chi ha risposto al nostro quiz e a chi continuerà a farlo. Parlare di mestruazioni non è un dettaglio, è un passo essenziale verso l’uguaglianza.
Grazie a chi ha messo alla prova le proprie conoscenze: aver scoperto di sapere poco è il primo, necessario passo per cambiare le cose. E per capire quanto sia fondamentale aiutare le ragazzine per cui – dove non è ovvio disporre di assorbenti e mutandine, ma anche di condizioni igieniche adeguate alla situazione – le mestruazioni diventano causa di abbandono della scuola e, spesso, perfino di isolamento.

Contribuisci alla lotta. Il ciclo virtuoso in quattro fasi di Alice for Children
Abbiamo imparato – nel corso di un’esperienza che ci vede presenti sul campo da 20 anni – che è necessario agire tutto l’anno per rompere il ciclo vizioso della disparità. Per le bambine che frequentano le ‘nostre’ scuole ai margini delle discariche di Korogocho e Dandora e nella savana a Rombo, abbiamo consolidato un percorso di ‘riscatto’ in 4 fasi.
Formazione e prevenzione sono essenziali. L’istruzione è il modo migliore per interrompere il circolo vizioso della discriminazione. Portare sempre e comunque – anche nel period poverty – una bambina a scuola, significa difendere i suoi diritti, ma anche sensibilizzare la sua famiglia e la sua comunità in senso più allargato, alla difesa dei diritti di ogni bambina, ragazza e donna delle baraccopoli.
Un altro punto chiave e il self empowerment. Consapevolezza dei propri diritti ma anche avere la possibilità di far crescere la propria autostima. Nel menù di Alice for Children, da questo punto di vista, gioca un ruolo fondamentale lo sport, con in primo piano il progetto sul calcio femminile, My Dream, condotto e sviluppato con il supporto della Fondazione Milan.
A scuola per le nostre ragazze sono disponibili, oltre al calcio e i corsi di autodifesa anche quelli dedicati a musica, teatro e a tante altre attività creative.

Un altro aspetto sensibile lo abbiamo chiamato ‘Dignità Mestruale’. Povertà e ignoranza, anche riguardo alla propria sessualità, causano un circolo vizioso in cui le donne, ancora una volta, giocano una partita svantaggiata. Nel contesto di degrado ed emarginazione dello slum, le violenze e gli abusi sessuali sono all’ordine del giorno. Un vissuto più sereno e razionale del menarca, senza che tabù e ignoranza alimentino irrazionali sensi di colpa, rimette al centro la dignità in tutte le fasi della vita personale e sociale.

Infine la cura e la protezione. Attenzioni che Alice for Children non fa mai mancare alle bambine delle sue scuole. Distribuiamo gratuitamente con scadenza mensile kit mestruali composti da assorbenti, mutandine, medicinali e sapone.
Abbiamo attrezzato i bagni delle nostre scuole e del nostro orfanotrofio, con contenitori per lo smaltimento degli assorbenti igienici. Organizziamo counsuling, approfondimenti ed eventi per sensibilizzare la comunità delle baraccopoli e di Rombo sui problemi legati al ciclo mestruale e alla prevenzione di gravidanze indesiderate. E offriamo gratuitamente visite ginecologiche a tutte le ragazze e le bambine delle nostre scuole.
Grazie all’impegno diretto delle bambine, ma anche a quello di chi aiuta questa causa, il cammino verso un mondo più equo e inclusivo per tutte prosegue.









