Il Kenya ha lanciato un ambizioso programma nazionale per piantare 15 miliardi di alberi entro il 2032, con l’obiettivo di contrastare la deforestazione, mitigare il cambiamento climatico e ripristinare paesaggi degradati. Secondo un’inchiesta del quotidiano Nation, però il progetto starebbe affrontando non poche difficoltà e sarebbe in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Lanciato dal governo del presidente William Ruto, il piano è parte di una più ampia strategia ambientale che include anche la pulizia dei fiumi e la costruzione di dighe.
Il programma è stato ufficialmente avviato nel 2022 e ha già portato alla piantumazione di oltre 766 milioni di alberi in tutto il paese. Il governo ha istituito una Giornata nazionale degli alberi (13 novembre) per sensibilizzare la popolazione e coinvolgere attivamente cittadini, scuole, comunità locali e settore privato.
Il caso di Bomet County, in questo contesto, è un esempio virtuoso, con una copertura forestale del 26,78% e oltre 13 milioni di alberi piantati ogni anno.

Il progetto è inserito all’interno di un piano di riforme legislative tese a rafforzare la protezione delle foreste, tra cui modifiche alla legge sulla conservazione forestale e nuove regolamentazioni sul clima. Il piano non è solo governativo: è sostenuto da una rete di volontari e associazioni ambientaliste, come l’organizzazione “We the Trees” fondata da Francis Kavisu, che ha distribuito migliaia di piantine indigene alle famiglie.
Secondo Nation, però, dal lancio del programma nel 2022, sono stati piantati solo 750 milioni di alberi, ben lontani dall’obiettivo di 3 miliardi entro i primi due anni. Il piano richiederebbe una media di 1,5 miliardi di alberi all’anno, ovvero circa 4 milioni al giorno, un ritmo che finora non è stato raggiunto. Nonostante l’approvazione della strategia da parte del governo nel 2022, non è ancora stata implementata pienamente.
I benefici degli alberi
Il piano del Kenya per piantare 15 miliardi di alberi in dieci anni mira a generare numerosi benefici ambientali. Primo punto, gli alberi assorbono anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera, contribuendo a ridurre l’effetto serra. Si stima che miliardi di alberi possano sequestrare centinaia di milioni di tonnellate di CO₂ nel corso della loro vita.

Le foreste aiutano a regolare il ciclo dell’acqua, migliorando l’infiltrazione e riducendo il deflusso superficiale. Questo contribuisce a prevenire siccità e inondazioni, fenomeni sempre più frequenti in Kenya.
Il rimboschimento può riportare la vita in aree desertificate o erose, migliorando la fertilità del suolo e la biodiversità e favorisce il ritorno di specie animali e vegetali autoctone.
Altro beneficio, gli alberi da frutto e le specie forestali utili possono fornire cibo, legna da ardere e materiali da costruzione e così le comunità locali possono trarre benefici economici diretti dalla gestione sostenibile delle foreste.
Dovrebbe migliorare anche la qualità dell’aria, per lo meno nei contesti meno antropizzati. Gli alberi filtrano polveri sottili e inquinanti atmosferici, migliorando la salute pubblica, soprattutto nelle aree urbane. Le foreste ospitano una vasta gamma di specie animali e vegetali. Piantare alberi aiuta a creare corridoi ecologici e habitat vitali.
Specie autoctone
Nel piano del Kenya vengono utilizzate principalmente specie autoctone (indigene), con l’obiettivo di ripristinare gli ecosistemi naturali e garantire la sostenibilità a lungo termine.
Sono preferite perché meglio adattate al clima e al suolo locali e richiedono meno manutenzione. Tra le piante da frutta, ad esempio, sono indigene mango, avocado, guava, papaya. Meno utilizzate piante come l’eucalipto e il cipresso, usati per legname e carta, per evitare impatti negativi su risorse idriche e biodiversità.

Esempi internazionali e in Italia
In Cina il progetto chiave si chiama Grande Muraglia Verde e consiste nel piantare alberi (oltre 66 miliardi) per fermare l’avanzata del deserto del Gobi. In Indiasi parla di Missione Verde Telangana con oltre 2 miliardi di alberi piantati dal 2015. In Etiopia in corso Green Legacy Initiative (obiettivo piantare 20 miliardi di alberi entro il 2026). Ma il progetto più suggestivo, sempre in Africa, è quello della Grande Muraglia Verde del Sahel. L’obiettivo è creare una fascia verde lunga 8.000 km attraverso 11 paesi africani ed il 15% del progetto è già completatato con successi in Senegal, Niger ed Etiopia.
In Italia, testimonial di questo approccio ai problemi ecologici è il professor Stefano Mancuso, noto neurobiologo vegetale e direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale), è promotore di importanti progetti di riforestazione urbana e sensibilizzazione ambientale. Tra i progetti chiave “Ci vuole un albero”, una campagna di riforestazione urbana che mora a trasformare le città italiane, partendo da Firenze, in ambienti più verdi e vivibili. Mancuso sostiene che le città siano il fronte principale nella lotta al cambiamento climatico, poiché producono circa l’80% della CO₂ globale. La sua proposta è quella di ricoprire le città di alberi, trasformandole in “organismi viventi” capaci di assorbire inquinanti, regolare la temperatura e migliorare la salute pubblica.









