Scendono in campo le Nazioni Unite, ma ancora non si sa bene attraverso chi, come e quando. La soluzione della crisi sociale e politica ad Haiti, comunque, non è più soltanto un problema delegato al Kenya. L’ONU, alla scadenza del mandato del contingente keniota, all’inizio di ottobre, ha deciso di rilanciare l’operazione di sicurezza su altre basi.
Il Paese di cui William Ruto è presidente non avrà più la responsabilità prevalente nelle operazioni. In un compito dimostratosi nell’arco temporale coperto dai poliziotti kenioti, di una difficoltà quasi inaudita costando alcune vite umane.
Da quando il suo presidente è stato assassinato nel 2021, Haiti è stata devastata dal caos economico, dal vuoto politico e da una guerra tra bande sempre più violenta. Nell’ultimo anno, con il nuovo presidente Laurent Saint Cyr (nella foto sotto) la crisi haitiana è comunque rimasta una delle emergenze più gravi e trascurate della scena internazionale.

Il Kenya, guidando la Multinational Security Support Mission (MSS) approvata dall’ONU nell’ottobre 2023, si era assunto il compito di coordinare un intervento di polizia internazionale per sostenere la fragile autorità statale haitiana e contrastare la violenza delle gang che controllano la capitale Port-au-Prince e gran parte del paese. Senza ottenere grandi risultati.
Pochi giorni fa però il presidente Ruto, intervenuto a New York durante una sessione ad alto livello dell’Assemblea Generale ONU dedicata anche alla vicenda delicata, aveva espresso con forza la sua frustrazione per la scarsa collaborazione e il sostegno inadeguato ricevuti dalla comunità internazionale.

La missione MSS avrebbe dovuto contare su 2.500 agenti, ma a giugno 2025 erano meno di 1.000 gli effettivi dispiegati, di cui 737 provenienti dal Kenya. Gli altri contingenti, da Guatemala, El Salvador, Giamaica, Bahamas e Canada, sono sempre rimasti numericamente marginali. La mancanza di uomini si è sommata a gravi carenze logistiche: molti dei veicoli forniti dagli Stati Uniti erano di seconda mano e spesso si sono guastati in zone pericolose, mettendo a rischio la vita degli operatori. “Abbiamo operato al 40% della capacità prevista”, aveva dichiarato Ruto, lamentando come le promesse di supporto finanziario e tecnico non si sono mai concretizzate davvero.
Nazioni Unite più coinvolte
Quando pare stia per iniziare una nuova fase, la capitale di Haiti resta in gran parte sotto il controllo delle gang, che secondo gli osservatori specializzati dominano circa il 90% del territorio urbano. La situazione è talmente critica che, senza un rafforzamento immediato della missione, Haiti rischia il collasso totale dello Stato. Ebbene, ora la Gang Suppression Force (GSF), proposta da Stati Uniti e Panama, dovrebbe contare su 5.500 effettivi e un mandato più ampio, con il potere di arrestare i sospetti membri delle gang.

La nascita della GSF è stata approvata con 12 voti favorevoli e 3 astensioni (Cina, Russia, Pakistan) e sarà supportata da un nuovo ufficio ONU a Port-au-Prince per logistica e operazioni. Il governo haitiano, guidato dal primo ministro Alix Didier Fils-Aimé, ha espresso pieno sostegno alla nuova forza, considerandola essenziale per ripristinare la sicurezza, rilanciare l’economia e organizzare elezioni credibili.
La situazione resta estremamente grave: oltre 1,3 milioni di sfollati, 16.000 morti dal 2022, e violenza sistematica inclusi rapimenti e stupri. Il traffico clandestino di armi continua a rifornire le gang, e molti osservatori temono che anche la GSF possa incontrare ostacoli simili alle missioni precedenti.
La GSF dovrebbe iniziare le operazioni nelle prossime settimane, ma il pieno dispiegamento potrebbe richiedere tempo. Il successo dipenderà dal disporre di finanziamenti adeguati (attualmente basati su contributi volontari) e partecipazione effettiva dei Paesi membri.

Il coordinamento con le autorità haitiane, in particolare la polizia nazionale, sarà un elemento chiave. Tra qualche visione contradditoria. L’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha denunciato l’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito haitiano e della polizia. In particolare, l’uso di droni armati ha causato centinaia di morti, tra cui bambini, in operazioni contro presunti membri delle gang e sono state documentate 174 esecuzioni sommarie senza processo. Il governo transitorio haitiano ha annunciato elezioni presidenziali e parlamentari per il 15 novembre 2025, ma la loro realizzazione è incerta a causa dell’instabilità.
La fame avanza e si prevede un peggioramento delle condizioni
L’IPC, un istituto sostenuto dalle Nazioni Unite che misura con un indice statistico la fame e la malnutrizione nei punti caldi del mondo, ha rilevato che 5,7 milioni di haitiani stanno affrontando un deterioramento della situazione della sicurezza alimentare.
Lo studio fornisce un’analisi per il periodo da settembre 2025 a febbraio 2026 e una proiezione da marzo a giugno del prossimo anno. Ben 1,9 milioni di persone – ovvero il 17% della popolazione – soffrono di livelli di emergenza di insicurezza alimentare acuta, che li lascia con carenze alimentari, alta malnutrizione acuta e tassi di mortalità eccessiva.
Altri 3,8 milioni di persone – ovvero il 34% della popolazione – stanno affrontando livelli di crisi di insicurezza alimentare acuta, il che significa che potrebbero essere costrette a esaurire i mezzi di sussistenza essenziali solo per soddisfare i bisogni nutrizionali di base.

L’IPC prevede che la sicurezza alimentare peggiorerà ulteriormente da marzo a giugno 2026 in relazione alla stagione magra, un periodo tra i raccolti in cui l’approvvigionamento alimentare tende ad essere basso e i prezzi alti.
Si prevede che oltre la metà della popolazione – il 54% – dovrà affrontare alti livelli di insicurezza alimentare acuta.









