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Africa e PMI al Security Summit 2026. Partnership è la keyword

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Grazie al Clusit, nel contesto del Security Summit 2026, Cybersecurity e Africa sono stati protagonisti nella Sala Africa dell’UnaHotels, alle porte di Milano, vicino a Rho Fiera.

Tra i tanti incontri di approfondimento previsti nell’agenda della tre giorni, uno in particolare – giovedì 19 marzo – ha posto ad esperti e addetti ai lavori un quesito suggestivo.

L’Africa può già oggi costituire un mercato abbordabile e interessante, offrendo alle imprese nazionali del digitale opportunità di collaborazioni e partnership?

Diego Masi (a sinistra) e Gabriele Faggioli al Security Summit 2026

Faggioli e Fumagalli moderatori

A moderare la mattinata, con due panel di discussione. Il primo coordinato da Gabriele Faggioli – già Presidente del Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica), figura di riferimento per le strategie nazionali sulla sicurezza digitale e CEO di Digital360, nonché amico e sostenitore di Alice for Children.

Il secondo da Sergio Fumagalli, vicino anche lui alla nostra associazione, membro del board di Clusit, ex parlamentare, grande esperto di privacy e una delle personalità più autorevoli nel settore del cyber risk e della governance digitale in Italia.

Nella grande sala molti operatori hanno seguito con attenzione gli interventi.

Africa, ricca di gioventù. E non è poco

A esordire è stato Diego Masi, presidente di Alice for Children e autore del libro Il Secolo Africano.
“I numeri che ho raccolto nel mio saggio raccontano la sostanza della storia: la vera ricchezza del continente sono i giovani. E sarà l’Africa, nei prossimi decenni, al centro del mondo, grazie alla vivacità della sua demografia e a un’età media molto bassa della popolazione, che costituirà molto presto un mercato centrale per lo sviluppo del pianeta”.

Masi ha raccontato di essersi convinto ancora di più della sua tesi durante l’ultimo viaggio a Nairobi fatto con Faggioli, dove ha potuto osservare quanto fosse crescente, energica e vivace l’onda delle nuove generazioni.

“Un vero e proprio tsunami, che sarà travolgente per le governance politiche fatte di cerchi magici che si svendono le risorse dei propri Paesi”.
Secondo Masi, l’Africa può diventare molte cose, tra cui “il più grande e potente hub energetico del mondo”.

Il fondatore di Alice for Children ha poi narrato la storia e l’impegno della nostra fondazione, che ha nello slogan From Slum To Job la sintesi della propria azione sul territorio: dagli interventi nelle baraccopoli ai margini delle grandi discariche di Nairobi, fino ai progetti nella Savana Maasai, a Rombo.

“Cerchiamo di strappare i bambini alla filiera della discarica, dove guadagnano mezzo dollaro al giorno, e di portarli via dagli slum offrendo, oltre a un percorso scolastico che parte dall’asilo e arriva al liceo, anche due corsi di specializzazione post diploma. Le nostre Academi, nella cucina italiana e nel digitale, li aiutano a trovare più facilmente un lavoro dignitoso”.

La formazione nella cybersecurity, da questo punto di vista, grazie anche al grande contributo di Gabriele Faggioli e Paolo Giudice (altro grande sostenitore del progetto Academy), ha un potenziale altissimo.
Molto emozionante, per il pubblico – durante l’intervento di Masi – vedere l’estratto del video realizzato dal creativo e documentarista Barbascura dopo la sua visita alla discarica di Dandora. Emozionante il racconto di chi ha visto da vicino l’infernale realtà di quei luoghi, ma anche la persistenza dei progetti di Alice for Children.

Dopo Masi, coordinati da Fumagalli, sono intervenuti Albert Antwi-Boasiako (in presenza a Milano), Bright G. Mawudor (in collegamento da Nairobi) e Manuel Corregedor (da Johannesburg), che hanno raccontato il punto di vista africano sul mondo occidentale e sulla relazione ‘sana’ che deve intercorrere tra i due potenziali poli.

Martino Ghielmi


A loro sono seguiti, coordinati da Faggioli, gli interventi di Martino Ghielmi (vadoinafrica.com) e Corradino Corradi, General Manager – Information Security Strategy, Architecture & Technical Excellence presso MTN Group, il più grande operatore di telecomunicazioni del continente, con sede a Johannesburg.

Istruzioni per intraprendere: l’approccio

Tra le “istruzioni per l’uso” emerse nel panel, un invito ad adottare un approccio “coraggioso” e positivo.

In Africa c’è la stessa energia e voglia di intraprendere che c’era in Italia nell’era del boom economico. Occorre lasciarsi alle spalle sia l’idea assistenzialistica del “salvare l’Africa”, sia quella cinica dello sfruttamento del continente.
Bisogna pensare a soluzioni diverse, originali, intelligenti e oneste di collaborazione. Italia e Africa condividono – sociologicamente, economicamente e dal punto di vista delle risorse e dell’ambiente – una fortissima e comune, non banale biodiversità.

Chi opera nel continente deve comprendere il diverso “time management” locale, meno ansioso di quello occidentale; mettersi in ascolto dei territori, capirne le diversità linguistiche, storiche e di sviluppo. Decodificarne l’imprinting coloniale.
È importante sapere che, in molti Paesi – del sub-Sahel e non solo – logiche di inclusione sociale e una forte enfasi sull’education rappresentano tratti distintivi delle comunità. E che lì molto spesso funzionano, più del modello individualistico occidentale, le reti, il dialogo e il gioco di squadra.

Molto interessanti anche gli interventi ‘istituzionali’ di Sergio Strozzi, già Consigliere d’Ambasciata/ Console Generale e oggi Head of Innovation, Technology and Startups presso il Ministero degli Affari Esteri. E di Matteo Lucchetti, oggi Direttore Operativo di Cyber 4.0, che ha avuto un ruolo centrale nella cooperazione internazionale sulla cybersecurity verso l’Africa.
È emerso come sia già attivo un vasto sistema di interventi a sostegno delle imprese italiane – comprese le start-up – e come le connessioni, sia con le nostre aziende più grandi sia con le PMI, possano contare su una articolata serie di sponde pubbliche di supporto e garanzia.

Una consapevolezza diffusa

A chiudere la giornata è stato il secondo e conclusivo intervento di Masi. Che si è detto convinto che l’Africa diventerà prestissimo un mercato importantissimo ed essenziale, con cui misurarsi in maniera corretta, lavorando insieme a partner affidabili e seri in loco.
Masi ha colto l’occasione per dare appuntamento a tutti alle 17:00 del 25 marzo a Milano, all’Hotel dei Cavalieri, dove – su iniziativa della nostra ETS e di Vadoinafrica.com – sarà presentata la ricerca firmata Human Highway intitolata Voglia d’Africa 2026.
Masi ha anticipato alcuni esiti dello studio: “Conferma ciò che percepisco da mesi in incontri come questo. La consapevolezza più diffusa – ha concluso – che l’Africa sia il terreno su cui le nostre imprese devono andare a lavorare e collaborare per crescere. Partnership è la parola chiave”.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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