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Pasqua in Kenya 2025: canti, grigliata, Veglia, lavaggio dei piedi

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La Pasqua in Africa? In Kenya è diversa da quella di molti altre Paesi del subsahara, che a loro volta hanno usanze nella maggior parte dei casi distanti dal nord del continente. La festa della resurrezione di Cristo in Africa ha significati diversi a seconda del territorio. E del credo religioso. A nord la religione predominante è l’Islam, in particolare nella sua forma sunnita e per questa religione ovviamente non esiste la celebrazione della morte e resurrezione di Gesù.

Più o meno nello stesso periodo dell’anno, come è noto, i mussulmani celebrano il Ramadan, periodo di purificazione spirituale che quest’anno si è celebrato tra il 1° marzo e il 29 marzo. Tra le poche eccezioni alla regola, nel Mediterraneo c’è l’Egitto, che ha una consistente comunità cristiana e, per la precisione, copta che ha nella Pasqua un importante momento identitario.

Foto di Ian Macharia su Unsplash
Pasqua
Foto di Ian Macharia su Unsplash

Sotto il deserto, le cose vanno molto diversamente. Le religioni che hanno più seguito sono il cristianesimo e l’islam, che spesso si mescolano con le tradizioni religiose indigene, l’animismo, il culto degli antenati e pratiche spirituali legate alla natura, ma con un chiaro predominio cristiano.

La Pasqua nell’Africa Sub-Sahariana

Tra i paesi dell’Africa subsahariana, quello con il maggior numero di abitanti è la Nigeria con oltre 234 milioni di persone. Spaccato a metà, ha un nord prevalentemente musulmano, mentre il sud è prevalentemente cristiano e celebra la Pasqua. In Etiopia, che ha circa 133 milioni di abitanti, due terzi sono cristiani.

La Repubblica Democratica del Congo (110 milioni) crede per metà nel cristianesimo, mentre l’altra metà o quasi pratica l’islam di marca sunnita. In Tanzania, dei circa 69 milioni di abitanti oltre il 50% è cristiano, con più del 30% mussulmano. In Sudafrica – in una popolazione di circa 64 milioni – oltre l’80% è Cristiano e ha riti pasquali ancora molto seguiti. Ovunque per i cristiani del subasahara la Pasqua significa una settimana di preghiere, digiuni e celebrazioni che culminano con una grande festa. In alcuni Paesi si coglie l’occasione per battesimi, prime comunioni e matrimoni.

Nel Kenya di Alice for Children

Il Kenya, infine, dove la 2006 opera Alice for Children, ha una popolazione stimata di circa 57,5 milioni di abitanti nel 2025. È uno dei paesi più popolosi dell’Africa orientale e ha una crescita demografica significativa. La libertà religiosa è garantita dalla costituzione, e il paese è noto per la sua diversità culturale e spirituale.

I cristiani rappresentano circa l’85% della popolazione; la seconda religione è l’Islam, seguita da circa il 10% della popolazione.

Andando più nel dettaglio, il 47,7% dei cristiani kenioti è composto da protestanti e il 23,5% da cattolici romani di rito latino. Poi sempre tra i cristiani ci sono i presbiteriani e diverse piccole chiese riformate conservatrici, cristiani ortodossi, quaccheri. L’unica sinagoga ebraica del paese si trova nella capitale Nairobi.

La Pasqua in Kenya è una celebrazione importante per la comunità cristiana. Le festività sono caratterizzate da messe solenni, canti e danze tradizionali, e momenti di sentita e sincera condivisione comunitaria, specie nelle zone povere ed emarginate come quelle in cui opera Alice for Children, ai margini della grande discarica di Dandora vicino a Nairobi o nella savana di Rombo.  

Nyama Choma

La grande veglia bella Basilica di Nairobi e la griglia democratica

La Pasqua in Kenya è un’occasione per riunire le famiglie e condividere pasti speciali, che possono includere piatti tipici non alla portata di tutti gli strati sociali. In primis pietanze come il nyama choma, carne alla griglia spesso di manzo o capra, accompagnata da verdure. Tra gli altri cibi della festa ci sono Ugali (una sorta di polenta a base di farina di mais) che accompagna il pranzo assieme al Chapati (focaccia); tra le altre opzioni Pilau (riso speziato con carne e verdure) e Matoke (purea di banane cotte). Il dolce tipico sono i Mandazi, panini fritti leggermente dolci.

Durante la settimana santa, a Nairobi, la Holy Family Basilica ospita una delle veglie pasquali più spettacolari dell’Africa orientale. Al giovedì santo, quando si commemora l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, per alcune famiglie l’usanza è che sia il padre a lavare i piedi della moglie, rievocando l’atto di umiltà di Gesù.

Molte persone a Nairobi e dintorni organizzano gite fuori porta, picnic nei parchi come Uhuru Gardens o nella foresta di Karura, o brevi safari nei parchi nazionali vicini come il Nairobi National Park. Anche le Ngong Hills, appena fuori Nairobi, sono mete popolari per ritiri spirituali e passeggiate.

A differenza di alcune tradizioni occidentali, la pittura delle uova di Pasqua non è una pratica comune in Kenya, poiché giocare con il cibo è considerato un po’ inappropriato. Nella nostra piccola comunità, pochi giorni fa, abbiamo sfatato questo tabù.

Una firma semplice.

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