Cerca
Alice for Children / MyAlice news / Water Day, Alice for Children e la sfida costante per il diritto all’acqua

Water Day, Alice for Children e la sfida costante per il diritto all’acqua

Indice

Viva l’acqua, libera e disponibile per ogni abitante del pianeta, diritto essenziale da salvaguardare ad ogni latitudine. Acqua potabile e servizi igienici realmente funzionanti e sicuri (collegati ad un efficace sistema fognario) sono una costante delle abitazioni di buona parte della popolazione nei Paesi sviluppati. Disporne è considerato un pre-requisito di civilizzazione.

A Occidente – sia pure in un contesto di complessivo peggioramento della situazione – si tende a pensare che, senza averli, non sia possibile svolgere la normale routine quotidiana fatta di lavoro, formazione e relazioni sociali che caratterizza la vita dei cittadini più ‘fortunati’ del globo. Le Nazioni Unite sono da molti anni impegnate sui problemi connessi alla disponibilità dell’acqua e al suo libero utilizzo. Con focus ogni volta diversi.

Water Day 2025, attenti ai ghiacciai

Il Water Day delle Nazioni Unite, fissato per il 22 marzo, si concentra quest’anno sul problema dello scioglimento dei ghiacciai. Quasi 2 miliardi di persone dipendono dall’acqua proveniente dai ghiacciai, dallo scioglimento delle nevi e dal deflusso montano per bere, per l’agricoltura e per la produzione di energia.

L’aumento dello scioglimento dei ghiacciai contribuisce in modo significativo all’innalzamento del livello globale del mare, che oggi è circa 20 cm più alto rispetto al 1900. Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C potrebbe salvare i ghiacciai in due terzi dei siti Patrimonio dell’Umanità.

 Anche il continente africano ha i suoi ghiacciai: sono solo tre e si trovano nell’Africa orientale sul Kilimangiaro, sul Monte Kenya e sulla catena del Rwenzori. Ma il loro stato di salute è molto precario. In particolare il Monte Kenya potrebbe essere l’ultima cima del continente a divenire completamente priva di ghiacci già entro il 2030.

Monte Kenya

Ma la giornata mondiale dell’acqua assume un significato speciale, più sentito e critico, in alcuni continenti ed in alcuni Paesi per un complesso di motivi e di aspetti molto più ampio, che prescinde dal climate change e i suoi perniciosi effetti. E’ il caso del Kenya è esemplare.

L’acqua in Kenya

L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici in casa non è scontato per nulla in Africa e, in particolare, cambierebbe in tutto e per tutto la qualità di vita di tante famiglie in Kenya.

 Il Paese ha una popolazione di 54 milioni di abitanti, ma sono ancora almeno 15 milioni le persone che non hanno accesso ad acqua potabile e 37 milioni sono quelle che non hanno accesso a servizi igienici sicuri e collegati in rete ad un sistema di smaltimento dei reflui.

Alice for Children che opera dal 2006 a supporto dei bambini e delle famiglie che vivono a fianco della grande discarica a nordest di Nairobi, nelle baracche a Korogocho e Dandora, conosce bene questa situazione. Il fiume Tana fornisce il 95 percento dell’acqua per 9 milioni di persone che vivono nella capitale e nei dintorni. Alimenta anche una delle aree agricole più importanti del paese e fornisce metà della produzione idroelettrica.

Ma negli ultimi decenni, i ripidi pendii sono stati convertiti da foreste a terreni agricoli, aumentando la quantità di sedimenti nel fiume. Gli impianti di trattamento delle acque e di energia idroelettrica di Nairobi non riescono a tenere il passo, il che causa frequenti interruzioni del servizio. Le precipitazioni sempre più imprevedibili dovute al cambiamento climatico e una popolazione in crescita aggravano la situazione.

L’alternanza tra alluvioni e siccità – causa climate change – è una realtà severa con cui fare i conti a Nairobi. Ma Alice for Children opera anche Rombo, nel pieno della savana, a sud, quasi al confine con la Tanzania, e anche li è durissimo lottare con questi riflessi estremi del clima.

E poi – come anticipato – il problema investe anche altre dimensioni. L’inquinamento, l’urbanizzazione precaria, la conformazione stessa degli slum in sterminate periferie senza regole aggravano il problema acqua, con effetti che immediatamente riguardano la sicurezza alimentare, l’istruzione, la salute, l’economia e la società.

 La sfida per far diventare l’acqua e l’igiene una costante ed un diritto è quindi particolarmente complessa in tutti gli scenari in cui si muove Alice for Children, nelle aree rurali come nelle baraccopoli urbane, dove le persone spesso non sono in grado di connettersi alle infrastrutture idriche se non illegalmente.

Il Sistema di Alice for Children

Cisterne, pozzo e impianto di depurazione sono il sistema integrato con cui Alice for Children ‘risolve’ il problema nell’orfanotrofio e nelle scuole. In un contesto in cui devi sempre aggiornare i tuoi meccanismi di risposta alle problematiche.

Ad Alice Village, il nostro orfanotrofio nella periferia di Nairobi, abbiamo realizzato una serie di grandi cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, in modo da poterla impiegare per usi non alimentari, come il lavaggio delle strutture e dei vestiti.

Per l’approvvigionamento di acqua ad uso alimentare e sanitario, abbiamo realizzato un pozzo, che rifornisce le nostre strutture, oltre che le famiglie che abitano nella zona circostante. Al fine di rendere potabile e sicura quest’acqua è stata inoltre necessaria l’installazione di un impianto di depurazione che permette di rimuovere impurità e batteri e garantire la sicurezza alimentare dei bambini e dello staff in loco.

ALICE VILLAGE

Da qualche tempo alla periferia di Nairobi, l’acquedotto è finalmente arrivato fino alle baracche vicino alla discarica. L’allaccio alle condotte della società pubblica, che nella capitale assicura una fornitura tutto sommato soddisfacente e quasi costante di acqua, è stata una scelta obbligata per le nostre scuole ed il nostro orfanotrofio. La distribuzione dell’acqua però, in quella zona ai margini della città, copre però solo due o tre giorni su sette.

In queste giornate di erogazione, ad Alice for Children si pensa quindi – opportunamente – a fare la scorta del prezioso bene in cisterne a tank di varia dimensione e forma. Funzionano, inoltre, come detto, un pozzo appositamente scavato qualche anno fa ed un impianto di depurazione.

I difetti della distribuzione, l’ecosistema locale degradato, portano con se la possibilità che l’acqua – ‘pubblica’ o privata che sia – sia contaminata da batteri di vario tipo, con conseguenze immediate sulla salute dei bambini.

Così – nonostante l’efficiente sistema di depurazione – ogni tre mesi ne viene testata la purezza, per evitare somministrazioni che possono altrimenti provocare problemi e malattie.  

A Korogocho, Dandora e Rombo

All’interno delle distese di lamiere e fango sovrappopolate di persone vicino alla grande discarica a nord est di Nairobi non esiste una vera e propria rete idrica funzionante e gli abitanti devono arrangiarsi come possono. Manca l’acqua per cucinare, quella per lavarsi, non esiste rete fognaria. Per quanto riguarda il distretto di Rombo – l’area rurale i cui operiamo ai piedi del Kilimanjaro – la situazione è diversa, ma non meno critica.

Gli abitanti della comunità Maasai devono fare i conti con le dure condizioni climatiche della zona, dove a lunghi e intensi periodi di siccità si alternano violente piogge torrenziali. Le fasi estreme che il clima attraversa, inoltre, distruggono i raccolti e uccidono il bestiame, le uniche fonti di sostentamento per la popolazione locale. Già normalmente, le famiglie sono costrette a percorrere decine di chilometri a piedi per l’approvvigionamento delle risorse idriche.

Obiettivo numero sei Agenda ONU 2030

Tra i Sustainable Development Goals dell’agenda Onu 2030 la soluzione dei problemi legati all’acqua e alla sicurezza dei servizi igienici è catalogato al posto numero 6 delle priorità. Negli anni si è fatto qualche progresso ma ora, ultimamente, dal governo keniota emerge la difficoltà a tenere un ritmo di miglioramento e dei progressi che renda realistico centrare questo obiettivo in vista di una scadenza sempre più ravvicinata.

A remare contro, come accennato, con un’accelerazione dei fenomeni estremi sempre più marcata sono le alluvioni nelle stagioni delle grandi piogge, e la siccità prolungata nelle due più secche, specie in alcune porzioni del Paese. L’acqua, perché è troppo poca o perché ne cade improvvisamente e velocemente troppa dal cielo, invece di essere benedetta come una soluzione, è vissuta spesso come una incognita e una disgrazia. Sono freschi nella memoria i danni alla riparian area, le demolizioni forzate, l’emergenza inondazioni per tutte le comunità aiutate da Alice for Children nel corso della primavera dello scorso anno.

Al netto di questi interventi obbligati ed emergenziali, i progetti di Alice for Children in Kenya sono in linea con gli obiettivi definiti dall’Agenda 2030 e, di volta in volta, vengono modellati per contribuire a massimizzare i benefici per le persone e le comunità coinvolte.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

Per chi fa la dichiarazione dei redditi in queste settimane, il 5×1000 rischia di passare inosservato

CF ALICE FOR CHILDREN
97452480151

Richiedi la tua guida sui lasciti

Leggi l'informativa Privacy